Tav Vicenza, poker per rovesciare il banco

4 domande da fare ai tecnici Italferr in consiglio comunale

Scrivo questo pezzo come portavoce (uno dei tanti, per fortuna) di Vicenza Centrale, l’associazione che fin dagli esordi segue la storia dell’Alta velocità vicentina. Lunedì 4 aprile, in Consiglio comunale, la città ha la possibilità di capire qualcosa di più su questa storia. Che, ricordiamolo, è terribilmente complicata anche per i continui cambiamenti che si accavallano. Quasi come se non ci fosse una regia che lavora per semplificare e ordinare, ma una regia per rendere il tutto sempre più nebuloso e complicato. Anche chi ha le migliori intenzioni, al decimo cambiamento di fila, tende a lasciar perdere e occuparsi d’altro.
Cerchiamo invece di restare sul pezzo: crediamo che lunedì l’amministrazione comunale dovrebbe porre quattro semplici domande ai tecnici Italferr, la società che progetta e coordina la costruzione della nuova linea Alta velocità che attraverserà Vicenza. Sono le semplici e legittime domande di chi, semplicemente studiano le carte e valutando la situazione, si è accorto delle tante incongruenze che questo mega-progetto comporta, anche in questa sua ultima versione. Ne abbiamo scelte quattro perché sono le più importanti e interessano il maggior numero di persone, nella nostra provincia e non solo.

1) Mi costi, ma quanto mi costi? Potete giustificarci i costi della tratta visto che prevedete una spesa di 550 milioni di euro per soli per 8 chilometri (cit: “L’intervento ha inizio al km 44+250” e “Al km 51+991 si ha la chiusura del secondo lotto funzionale”)? Scopriamo infatti che la spesa equivale a 68,8 Milioni al km, una cifra superiore a quella necessaria per l’opera Bologna-Firenze, realizzata al 93% in galleria. Il che appare francamente incomprensibile.

2) Più fermate, più potenzialità. Con la realizzazione della nuova tratta sarebbe stato logico pensare anche allo sviluppo di fermate minori, ovvero metropolitane. Due risultati al costo di uno. Basta immaginare che in futuro possano sorgere nuove fermate metropolitane, percorse da treni leggeri e veloci, e individuare alcuni punti dove prevedere una semplice “predisposizione”, cioè un sottopasso pedonale e un marciapiede. Così si fa in tutte le parti del mondo, praticamente a costo zero. Se è meglio farlo, perché non lo inserite nel progetto?

3) Uno studio anche per la stazione di Montecchio Maggiore. Per la fermata di Vicenza sono stati presi in esame temi importanti quali l’accessibilità delle stazioni, l’intermodalità, la fruibilità delle stesse. A Montecchio invece, la stazione appare collocata in un punto praticamente inaccessibile a chi di norma usa la stazione, ovvero pedoni, biciclette, studenti, pendolari… Spicca anche l’assenza di un’ipotesi di intermodalità. Perché non seguire la stessa logica di Vicenza e ripensare al progetto partendo dalle stesse domande?

4) A domanda rispondete. La nostra associazione ha inviato precise osservazioni sulla tratta Verona-bivio Vicenza, che affrontano questi e altri temi importanti per la città. Nessun riscontro, fino a oggi. Eppure sono domande che interessano tutta la provincia di Vicenza, perché rispondono agli interessi di tutti. Le nostre domande verrano prese in esame? Noi siamo portavoce della città, che ha il diritto di sapere. Ci darete le risposte che servono?