Valdastico sud, M5S: Zaia non poteva non sapere

«Zaia non poteva non sapere». Queste le parole del consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Patrizia Bartelle riguardo alla vicenda della Valdastico sud e il rinvio a giudizio per un gruppo di imprenditori e amministratori tra cui Luigi Persegato, cognato dell’ex governatore Giancarlo Galan. «Ci troviamo di fronte – spiega la Bartelle – ad una spartizione a tavolino in cui oltre agli amici degli amici, refrain che ritorna di consueto, entravano persino gli stessi familiari. Ciò conferma quanto scoperto dall’inchiesta della DDA di Venezia e cioè che quello su cui il Veneto si è retto per una quindicina d’anni era un vero e proprio sistema, non dunque singoli episodi di corruzione isolati». «Lo scopo era chiaro e sempre il solito – incalza il consigliere pentastellato – ovvero affidare le più importanti opere a un raggruppamento di cui facevano parte la Mantovani con la consociata Adria Infrastrutture il cui amministratore delegato era non caso l’ex segretaria di Galan Claudia Minutillo e tra i cui soci occulti, stando alle carte a disposizione degli inquirenti, figuravano pure l’ex governatore e il suo braccio a destro Chisso».

Bartelle incalza: «dov’era e a cosa pensava Zaia quando tutto questo succedeva in modo così palese da essere denunciato in più casi da diversi tra giornalisti e comitati? È davvero possibile che non si sia accorto di nulla quando Galan, Chisso e le imprese a loro vicine arraffavano lavori impadronendosi del Veneto anche attraverso società regionali?». Il consigliere pentastellato si chiede «come sia possibile esitare ancora a fermare piani finanziari del tutto insostenibili e già oggetto di attenzioni da parte della Magistratura. A questo proposito sembra quanto meno paradossale che il comitato tecnico incaricato di verificare tali progetti sia composto o si avvalga della collaborazione di quegli stessi dirigenti e consulenti nominati da Galan e Chisso che già li avevano approvati e che ora dovrebbero ammettere gli errori di valutazione». Un caso su tutti è emblematico per la Bartelle: quello di Silvano Vernizzi, polesano e numero uno di Veneto strade, «sotto la cui gestione commissariale i costi della Superstrada Pedemontana Veneta sono lievitati da 2 a 3 miliardi di euro per stessa ammissione di Zaia con un contributo pubblico e perciò un aggravio per i contribuenti passato da 174 milioni a quasi un miliardo di euro».