Trivelle, resta il maxi-favore ai petrolieri

Anche un industrialista convinto ha potuto (e voluto) votare sì al referendum. Perché in gioco era l’equità delle concessioni

Industrialista convinto, e nonostante fosse certo che non si sarebbe raggiunto il quorum, al referendum di ieri ho votato sì. No, non contro le trivelle, bensì perché la legge oggetto di referendum abrogativo crea un vulnus gravissimo all’istituto giuridico della concessione amministrativa, e della stessa certezza del diritto in Italia.

Nel caso in esame, il soggetto privato ha ottenuto la concessione per l’estrazione di idrocarburi sulla base di un “business plan” che gli garantiva, a fronte di determinati investimenti, lo sfruttamento per un determinato numero di anni di una risorsa demaniale, ovvero pubblica. Il consentirgli proroghe fino all’esaurimento del pozzo avuto in concessione, parte dal presupposto che – per compensare l’entità dell’investimento fatto dal privato – sia “equo” consentirgli arrivare all’esaurimento dell’oggetto della concessione.

E’ un presupposto errato. Il soggetto privato ha effettuato l’investimento calibrandolo sulla durata della concessione e sulla quantità di idrocarburi estraibili durante gli anni di durata della stessa. Il consentirgli di prorogare l’estrazione senza una nuova concessione che rivaluti le royalties cui il privato è soggetto, costituisce un indebito favore fatto al concessionario e un danno oggettivo per lo Stato: che potrebbe ricavare invece maggiori introiti da un nuovo atto concessorio, sia che esso riguardi il medesimo concessionario sia un diverso soggetto privato.

Da oggi in poi, sulle trivelle e su tutto il resto, le grandi compagnie internazionali sono avvertite: in Italia il diritto è “flessibile“, e le scadenze concessorie possono mutare a seconda delle circostante e degli interlocutori coinvolti. Ovvero, il potere esecutivo si arroga la potestà di cambiare le carte in tavola. E’ questa la “narrazione” – ovvero lo storytelling – che il Presidente del Consiglio immagina per il nostro Paese? Non si rende egli conto che, così operando, l’immagine internazionale del paese non migliora, ma – al contrario – peggiora? No, Mr Renzi, lei non ha reso un buon servizio al Paese, tutt’altro! E per di più ha posto le basi per un concretissimo danno erariale.