«Turisti su prenotazione. O Venezia muore»

La Fersuoch (Italia Nostra): «la cultura non produce denaro, la logica privata é spolpatoria. Noi ambientalisti dei “signornò”? Facciamo miracoli»

Tutto si può dire del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ma non che sia uno che quando s’impunta, tira dritto. Aveva promesso di abolire il Parco della Laguna e così recentemente ha fatto. Troppi vincoli, secondo lui, in quei 16 mila ettari di delicato ecosistema, che oggi é meno tutelato. E’ solo l’ultima mazzata per il fronte “verde” che, capitanato da Italia Nostra, il mese scorso aveva fatto risuonare l’ennesimo allarme per la tenuta ecologica della città universalmente considerata la più bella del mondo ricorrendo al vocione tenorile di Placido Domingo, a capo della continentale Europa Nostra. Dal piano politicamente trasversale Brugnaro-Costa, o Tresse Nuovo che dir si voglia, sulle grandi navi (che l’alternativa ce l’ha, vedi piano De Piccoli, su cui si dovrebbero avere novità a giorni) allo stop, o secondo Costa il semi-stop, al porto off shore, fino al futuro di Marghera e alla costruzione e manutenzione del Mose, Venezia galleggia sui problemi. Il principale dei quali, secondo Lidia Fersuoch (nella foto di Marco Milioni, Vvox.it) che di Italia Nostra é la presidentessa veneziana, «é che tutti chiedono, a Venezia, e non danno. Viene spolpata nei suoi beni culturali, che non sono, come si dice, “il petrolio”».

In che senso, scusi?
Nel senso che la cultura ha la funzione di dare un’identità, di riconoscersi nel passato, fornendo così un senso al presente.

D’accordo ma, detto brutalmente, i soldi per mantenerli, i beni culturali, bisogna pur trovarli da qualche parte.
Come ha scritto Tomaso Montanari, i soldi se si vuole li si può trovare dall’evasione fiscale, o evitando di investirli in F35.

Si può essere d’accordo, ma sono un po’ luoghi comuni. Bisognerebbe cambiare geopolitica militare e rivedere il codice penale per i reati fiscali. Vasto programma. I privati proprio non ce li vede in nessun modo, in campo culturale?
E’ un discorso di educazione: la cultura non produce reddito, bisogna metterselo in testa. Non si può ragionare secondo la logica spolpatoria. La quadratura del cerchio, mi spiace, ma non c’é. La cultura non produce denaro.

Potrei fare l’esempio di qualcuno, per esempio a Vicenza col Palladio, che la quadratura vorrebbe trovarla.
Capisco, ma dipende. Venezia é stata spolpata, inseguendo il privato.

Quindi a lei il business del porto, per esempio, non fa né caldo né freddo: fatti loro, l’off shore a Venezia non si fa.
Noi l’abbiamo detto fin dall’inizio: vadano a Trieste. Il professore della Ca’ Foscari, Van der Borg, sostiene che bisogna creare una sinergia: a Venezia il software e a Trieste l’hardware.

Bisogna spiegarlo alla lobby degli armatori.
Sono i politici che decidono. A Montecarlo l’hanno spostato e basta.

Lei sa meglio di me che le lobby influenzano la politica. E’ una questione di rapporti di forza.
Non combineremo mai niente se ragioniamo coi rapporti di forza. La verità é che finora nessuna amministrazione ha voluto opporsi al turismo dilagante, nessuno ha avuto un progetto. Oggi a Venezia siamo ridotti a 56 mila abitanti. Ogni anno ce ne sono 700 in meno.

Eppure sindaco é Brugnaro, che la pensa all’opposto suo. Qualcosa vorrà dire.
Brugnaro l’hanno votato i mestrini. Italia Nostra é sempre stata per la divisione fra Venezia e Mestre, voglio ricordarlo. Costa lo ha detto chiaro una volta: Venezia é un quartiere di Mestre.

Che tristezza. A parte questo, cosa proponete in positivo?
Nell’ottobre scorso abbiamo presentato un progetto sul turismo, centrato sull’idea di dare incentivi ai giovani per farli tornare a Venezia. Parlo dell’acquisto della prima casa, del sostegno agli affitti e alle attività non turistiche.

Non crede che, senza rimedi estremi e urgenti, tutte le più belle idee del mondo rimarranno idee?
Ho letto la sua provocazione sul gauleiter per Venezia. Ci vorrebbe una legge speciale per Venezia, e ricordo che Casson aveva proposto poteri speciali per il sindaco. Brugnaro non capisce il pericolo del porto e dell’aeroporto. Orsoni lo aveva capito. Il problema é proprio il controllo decisionale: le linee del piano portuale chi le decide? Costa. Ma perché lui? E il Comune, non conta niente?

Forse servirebbe, una volta tanto, l’intervento dello Stato centrale, del governo. E Brugnaro, per lo meno, pare avere un certo feeling con Renzi.
I governi? Fu Prodi lo sdoganatore del Mose, e Costa da sindaco lo approvò. Il Mose che ora é instabile, e che si poteva fare costando molto meno, ma ovviamente era troppo poco per il Consorzio Venezia Nuova. Non si sa più a che santo votarsi. Il ministro Delrio é arrivato a dire sì al piano Tresse perché lo vuole l’amministrazione…

Avete fatto abbastanza, voi ambientalisti? O avete qualche autocritica da fare?
Dal 2011 abbiamo scritto lettere su lettere all’Unesco. I loro commissari sono venuti qui a ottobre, ma il sindaco ha fatto in modo che non incontrassero noi, i “rompiscatole”. Poi siamo riusciti ad avere un’audizione di appena mezz’ora, coi funzionari del Ministero della Cultura che ci facevano fretta… Quanto agli errori, non penso che ne abbiamo fatti, anzi coi pochi mezzi che abbiamo, abbiamo fatto miracoli. Vogliamo parlare del costo degli esposti, per esempio? Chi li paga?

Sì ma forse quanto a propositività avreste potuto fare di più, per non passare, ingiustamente o meno, come gli eterni “signornò”.
Prendiamo il turismo. In un convegno organizzato dalla Municipalità di Venezia è emersa l’idea di puntare sulla visita su prenotazione, in modo che il ricavato vada alla città e non ai privati (con tutti i soldi che il turismo genera possibile che Venezia debba solo perderci?) Le risorse così ottenibili per la città sarebbero ingenti. Ovviamente limitando nel contempo i flussi. Ma comunque é già importante cercare di fermare i disastri. Come l’idrovia, il progetto D’Alpaos.

Che serve a salvare mezzo Veneto dalle alluvioni. Perché non va?
Perché prevede lo sbocco in laguna, nella zona delle Giare, che é ancora bellissima. E farebbe scaricare il traffico sul Canale Petroli, che é già congestionatissimo. Ed é quello che devasta la laguna.

Ho capito perché avete ispirato l’appello internazionale di Domingo: forse solo dall’estero può arrivare la salvezza. Ovviamente, é un paradosso.
Di sicuro all’estero sanno che non si può sfruttare e basta. E’ problema di sensibilità. Tutto italiano.