Pfas, 250 mila veneti a rischio

L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha reso noti i risultati del biomonitoraggio delle zone interessate da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas). I rischi per la salute sono concreti ed interessano 250 mila veneti delle province di Verona, Vicenza e Padova. Le sostanze tossiche sono state ritrovate nel sangue dei casi analizzati e potrebbero portare a malattie croniche o degenerative riguardanti la tiroide, il fegato e i reni. «I veneti sono la vera parte lesa di questo inquinamento», ha detto ieri in conferenza stampa, l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto. «Fin dal primo momento – assicura – la Regione si è attivata per eliminare gli inquinanti dai rubinetti: era il settembre 2013. Questo caso farà letteratura».

La Miteni di Trissino (Vi), l’azienda che ha sversato nella falda le sostanze tossiche, si difende: «le tipologie di Pfas riconosciute come potenzialmente pericolose, ovvero i Pfos, non sono più prodotte dall’azienda a partire dal 2011», si legge su Il Giornale di Vicenza. Dal commissario Arpav Alessandro Benassi arriva una sostanziale conferma: «la ditta si è prontamente adeguata: è stata rivalutata l’autorizzazione regionale e con questa i limiti dello scarico». Ora Miteni sversa nell’ambiente sostanze meno inquinanti, ma pur sempre tossiche. Su questo Benassi garantisce: «per quelle sostanze, anche in mancanza di un riferimento normativo nazionale sugli scarichi, la ditta si è adeguata alle indicazioni della Regione». C’è però da registrare la replica di Loredana Musumeci, direttrice dell’Iss: «non è vero che non esistano valori soglia. Ci sono due recenti decreti legislativi che li hanno fissati per l’acqua potabile: 0,5 nanogrammi/litro per i Pfoa e 0,03 nanogrammi/litro per i Pfos»