«Popolari in rovina, anche società civile colpevole»

«Si sta cominciando a svelare il quadro del disastro delle Popolari Venete». Questa la situazione, descritta in una nota da Francesco Celotto, vicepresidente dell’Associazione Soci Banche Popolari Venete che si chiede: «le colpe di questo disastro sono allora solo di Zonin e c.? No perchè per arrivare a questo livello ha potuto contare su importanti appoggi e complicità nelle istituzioni e nella politica. Anche la società civile ha le sue belle colpe. Come non ricordare – continua nella nota – le fastose assemblee della Popolare nelle quali l’unica cosa che contava era andare a deliziare il palato con le leccornie del buffet della Popolare? Dopo aver approvato, a maggioranza bulgara, il nuovo prezzo, ovviamente aumentato, della azione che il capo aveva suggerito alla platea dei “soci sudditi“. Chi di loro aveva qualcosa da obiettare era tacciato di rompiscatole, fastidioso. Bravi. Adesso si ritroveranno a contare nulla nella “nuova” BPVi. Sia i “grandi” soci che i piccoli soci».

E la politica veneta? «Ne ha anche di più – spiega Celotto -. Zaia solo un anno fa benediva la nascita della possibile grande banca del Nord-Est. La politica veneta è sempre stata supina e priva di una vera forza critica e progettuale. Anche oggi a disastro consumato la Lega Nord (che si autoproclama difensore degli interessi dei veneti) brilla per la propria latitanza sia a livello regionale che nazionale. Zero proposte, zero contributi in questo accompagnata dal resto della classe politica e dei partiti. Con la unica, parziale eccezione del Movimento 5 Stelle che però, francamente, dopo un buon inizio ha tirato il freno a mano negli ultimi mesi, nonostante sia stato investito del problema dalle varie associazioni dei consumatori e dei soci». E le associazioni dei soci? «Ci hanno messo del loro – afferma Celotto -. Frammentate, incapaci di collaborare e coinvolgere i soci, senza un vero piano di azione che non fosse la protesta e il no fine a sè stesso. Molte associazioni sembrano perseguire fini personali, incapaci di fare massa critica. Inutile andare in piazza in 100 o 200. Servono ben altri numeri per spaventare il potere».

E arriviamo alla stampa veneta: Celotto la definisce «serva tra i servi della informazione italiana. Una stampa che si è ben peritata (con poche eccezioni tra cui Vvox) di nascondere fino in ultimo il disastro (annunciato) delle Popolari e fare costante disinformazione a partire dal giornale della Confindustria VenetaIl giornale di Vicenza“. Accompagnato in questo da tanti giornali e tv regionali. Sempre brillanti nel non informare. Anche perchè in passato (o anche nel presente ) le due ex Popolari compravano succosi spazi pubblicitari». Insomma, «il quadro che ne viene fuori è spaventoso e le colpe per questa situazione sono trasversali e largamente diffuse» si legge nella nota che si conclude con queste considerazioni: «la Popolare è solo il primo atto. In giugno andrà in onda la seconda parte con la quotazione di Veneto Banca. Vedremo che accadrà. Per ora Veneti serve un bel mea culpa e una seria analisi perchè questo disastro è frutto di una cultura, di una etica e coscienza civica pari a zero. Anzi sottozero. “Mi no vao a combatar”. Bravo veneto. Qualcun’altro ci penserà per te. Anche perchè “Mal che se vol no dol” come direbbero i miei saggi vecchi».