Sveglia, il calcio italiano é una Legione straniera

Inutile illudersi: colori sociali e attaccamento alla maglia, valori cancellati dallo show business televisivo

Tutto il calcio straniero per straniero. Sabato 23 aprile la Serie A ha fissato un nuovo primato. A San Siro, nella partita Inter-Udinese, per la prima volta sono scesi in campo solo giocatori stranieri. Non era mai successo in Italia e, nei grandi campionati, c’è un solo precedente, in Premier League nel 2009: Portsmouth-Arsenal. La Gazzetta dello Sport ci ha fatto il titolo di apertura in prima pagina, non invece il Corriere dello SportTuttosport, che mai metterebbero in prima l’Inter se non dopo una sconfitta dei nerazzurri con Roma e Juventus. Ne ha parlato perfino Il Sole 24 Ore.

Il singolare primato ha innescato commenti scandalizzati, a cominciare da quello di Damiano Tommasi, presidente della Associazione Calciatori, che ha stigmatizzato l’accaduto dimenticandosi forse che la quota di iscrizione alla AIC la pagano anche i giocatori stranieri. Si sono ovviamente levate voci allarmate ed allarmistiche per la Nazionale, depauperata dalla invadenza di calciatori non italiani nei nostri campionati professionistici ed in particolare in Serie A. Un trend, questo, confermato dai numeri della stagione: la percentuale degli stranieri scesi in campo nelle prime 35 giornate è addirittura del 62%. È giustificato quindi che ci sia qualche dubbio sul futuro della Nazionale, inevitabilmente sempre più innervata da giocatori provenienti dai club minori, che di più ne hanno in organico anche per motivi di bilancio. Inter-Udinese in versione “legione straniera” ha scatenato anche mozioni nostalgico-nazionaliste, soprattutto sui social, dove sono comparsi post twit inneggianti al localismo in chiave calcistica (tipo “calciatori e buoi dei paesi tuoi”) oppure ai sacri valori del tifoso: i colori sociali, l’attaccamento alla maglia, la bandiera della squadra.

Vien da chiedersi come sia possibile che tanti non abbiano ancora capito che, da qualche lustro, il calcio è cambiato ed oggi è tutta un’altra cosa. Un gioco, anzi un “giuoco” (come si ostina a definirlo la Federazione) lo è stato forse un secolo fa, ai tempi dei pionieri. Solo uno sport ha finito di esserlo quarant’anni fa. Poi è diventato sempre di più uno spettacolo e la versione corrente è show televisivo”. Tempi e modi dei campionati nazionali, delle Coppe continentali, degli Europei e dei Mondiali sono improntati alle esigenze del business della televisione nelle sue declinazioni in chiaro, su DT e su satellite. Le reti pagano corrispettivi enormi per acquistare dalle Federazioni, dalle Leghe e dai club i diritti televisivi, che portano abbonamenti e audience a sostegno di contratti pubblicitari. Provengono proprio da questa voce i ricavi più importanti nei bilanci dei club, che, essendo diventati a tutti gli effetti delle imprese, cercano di massimizzarli ingaggiando un cast del più alto profilo spettacolare. E se gli “artisti” migliori sono stranieri, ben vengano giocatori e allenatori non italiani. Anche perchè i settori giovanili nazionali (costosissimi e quindi non convenienti) sono trascurati da anni e lanciano ben pochi calciatori di qualità. Questo è il calcio italiano (e non solo italiano) ed è fin troppo evidente che si continua a farlo sembrare quello di una volta per soli fini commerciali.

Certo anche ai tifosi piace (perversamente?) illudersi che esista ancora la possibilità o si possa tornare a squadre composte non solo da calciatori italiani ma addirittura del territorio. O che le consolidate gerarchie del campionato possano ancora permettere a una “provinciale” di vincere lo scudetto o almeno di rivaleggiare con i top team. O che i giocatori (teleguidati dai loro procuratori) si innamorino ancora di una maglia o di una squadra. Totti è probabilmente l’ultimo esemplare di questa specie. La Nazionale sarà sempre più spesso composta da calciatori di origine non italiana, naturalizzati o con passaporto italiano, magari di colore. Del resto quando Balotelli, che di italiano non ha proprio nulla, segnava in Nazionale dei gran gol, nessuno aveva nulla da ridire.

Verdetti. Onore al Verona che scende in Serie B battendo con orgoglio il Milan. Nel prossimo campionato il Chievo sarà l’unica squadra della Regione, in compenso il Cittadella è tornato fra i cadetti.