Veneto Banca, il “trappolone” su azione responsabilità

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In Veneto Banca é cominciata la “settimana di sangue”. Ne manca una esatta all’assemblea dei soci della neo-Spa di giovedì 5 maggio, che non solo vedrà l’un contro l’altra armate le due cordate contrapposte che si contendono un cda che resterà in carica fino all’estate (quando, dopo l’aumento di capitale e la quotazione, entreranno nella stanza dei bottoni dei nuovi padroni). Ma sarà anche il giorno decisivo per capire se vedremo o no i vertici ed ex vertici colpiti da un’azione di responsabilità. All’incrocio fra questi due punti all’ordine del giorno si situa l’attacco ad alzo zero dell’attuale presidente Pierluigi Bolla agli avversari Schiavon e Cavalcante, accusati di essere niente più che manovrati dall’ex ad Vincenzo Consoli e quindi di rappresentare il vecchio corso. I due rappresentanti dei piccoli e dei grandi soci, naturalmente, negano ogni addebito. Ma sarà proprio dall’eventuale voto in assemblea sull’azione di responsabilità che tutte le carte saranno scoperte.

Ma esattamente che cos’è un’azione di responsabilità? L’espressione definisce un tipo di causa civile che può essere intentata dai soci di una compagine di capitali, com’é una banca, nei confronti degli amministratori. Può essere esercitata entro cinque anni dalla cessazione dell’incarico dell’amministratore che si vuole portare in tribunale. Infine, l’azione civile va votata a maggioranza dall’assemblea.
Nell’ordine del giorno dell’assemblea di Veneto Banca il punto 4 così enuncia: «Aggiornamento sulle verifiche in materia di responsabilità degli ex organi sociali». In sostanza, il cda relazionerà su un documento fatto preparare dai consulenti legali che in questi mesi hanno lavorato al dossier. Gli articoli 2393 e 2393 bis del Codice civile stabiliscono le modalità per procedere alla votazione.

Ora, se la relazione, com’é più probabile, indicherà un parere favorevole all’azione di responsabilità, a quel punto il fronte Schiavon-Cavalcante sarà costretto a farlo suo, proprio per dimostrare di non essere la longa manus del Vecchio Ordine e restare col cerino in mano. Ergo, il gruppo nemico, che sostiene l’attuale amministratore delegato Cristiano Carrus, dovrebbe avere avere tutto l’interesse affinché la perizia dica sì alla tanto attesa “azione”, che potrebbe essere altrimenti presentata da qualche socio. Sarà interessante, inoltre, leggerne nel dettaglio il contenuto per capire come mai non si sia già proceduto in tal senso, visto che l’articolo 2393 del Codice Civile precisa che «l’azione di responsabilità può anche essere promossa a seguito di deliberazione del collegio sindacale, assunta con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti». Perché i sindaci dell’istituto non si sono mossi, finora?

Ammettendo che l’azione passi, quali saranno i soggetti nel mirino, oltre ovviamente a Consoli, che per di più risulta avere ancora una procura speciale presso la banca? Dovrebbero esserci l’ex presidente Francesco Favotto, il suo predecessore Flavio Trinca, finito assieme allo stesso Consoli (rispettivamente in foto da destra a sinistra) in uno spinosissimo dossier di Bankitalia e nell’inchiesta della magistratura di Roma. Ci sono gli ex membri del cda (sostituiti quasi tutti dopo il 2014), incluso l’ex vicepresidente Alessandro Vardanega, dimessosi l’anno passato in circostanze ancora non del tutto chiare.

L’azione di responsabilità, come ogni causa civile, può essere interrotta se i contendenti trovano un accordo extragiudiziale. Se questa circostanza possa verificarsi o meno, dipenderà dagli assetti proprietari della banca nei mesi a venire. Fino ad oggi, l’accordo di pre-garanzia sull’inoptato stipulato con un pool di banche guidato da Imi (gruppo Intesa) regge, e perciò una buona fetta del capitale post-aumento dovrebbe essere sua. Ma l’eventualità che anche il fondo salva-banche Atlante possa essere della partita, nonostante le smentite ufficiali, resta. Vada come vada, sarà la nuova maggioranza azionaria che uscirà dalla ricapitalizzazione a decidere se proseguire con l’azione di responsabilità, ammesso e non concesso che sia avviata dopo il 5 maggio.

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