Concorso docenti, che tristezza quei quesiti

A chi ha ideato quelle domande dovrebbe essere applicata la legge del contrappasso

Dopo avere letto i quesiti rivolti ai candidati per il concorso dei docenti di italiano, storia e geografia si è manifestato dentro di me un desiderio, comunque irrealizzabile. Mi sarebbe piaciuto fare svolgere, concretamente agli estensori delle domande concorsuali, la stessa prova nelle stesse condizione in cui si sono trovati i candidati. In questo caso sarebbe utile applicare la legge del contrappasso dantesca (soffrire il contrario).

Preciso che non faccio riferimento ai contenuti, sebbene non poche perplessità disciplinari ci siano. In primo luogo c’è la gravissima assenza di domande riguardanti la Storia, una delle materie più rilevanti in questa classe di concorso. Prevalgono inoltre quesiti per la scuola superiore quando la prova era rivolta a docenti di scuola media. Sarebbe poi opportuno sottoporre ai “soloni” ministeriali la parte sulle indicazioni didattiche e il metodo di apprendimento: credo che anche per loro l’esito sarebbe una disfatta totale. Neppure chi li ha formulati, insomma, sarebbe in grado di risolvere i quesiti, non per scarse conoscenze, ma per impossibilità tecniche fisiche e mentali: La digitazione rapida non era inserita nel programma del concorso.

In sintesi, l’articolazione delle domande mantiene la forma dei precedenti concorsi, che prevedevano lo svolgimento di una lezione, di un’unità di apprendimento in un tempo di 5/6 ore, mentre nel nostro caso alle sei domande tradizionali il tempo disponibile totale è di 150 minuti. Nel concreto, a ogni domanda si deve rispondere in circa dodici minuti, anche perché ci sono altre due domande chiuse di lingua straniera. In conclusione i candidati avrebbero dovuto studiare dattilografia, non i contenuti disciplinari. Inoltre, non potendo usare il cartaceo, le penne e fare appunti, per assecondare il Moloch del digitale, il candidato è posto esclusivamente davanti ad uno schermo che crea ansia. Perché sul monitor compare un orologio che conteggia il rapido passare del tempo: meno …149, 148, 147 ecc. Va precisato che, prima di avvicinarsi alla tastiera, è necessario leggere le cinque lunghissime domande, intenderne il senso e interpretarle. Finalmente il candidato si avvicina alla tastiera e con azione di sintesi mentale e di recupero della memoria degne di Pico della Mirandola deve sviluppare un testo argomentativo strutturato e comprensibile.

Per capire il surreale impianto prendo, ad esempio, il quesito che prevede di illustrare un’unità di apprendimenti sulla Costituzione italiana da svolgersi in due ore in una classe della scuola media. Come si può intuire, descrivere in meno di quindici minuti come fare apprendere la legge fondamentale dello Stato a ragazzi di tredici o quattordici anni non è la più semplice delle imprese. Ecco perché il mio desiderio sarebbe di obbligare il gruppo di esperti a cimentarsi direttamente nella soluzione dei quesiti. Avrebbero compreso che l’impianto del concorso è squilibrato, fra i contenuti e i tempi troppo ristretti per esplicitarli. Concordo con quanti giudicano il concorso come il gioco della lotteria. Chi non ce la farà, tenterà la sorte un’altra volta e intanto continuerà, forse, a insegnare come precario. Mi domando se questa è la valutazione meritocratica di cui il governo parla. Non si sceglie l’esperienza, ma la casualità come selezione di docenti. Tutto ciò è davvero triste.