Vicenza rischia l’Unesco, Leder: «Bulgarini non etico»

La docente promotrice delle segnalazioni all’ente Onu: «scadimento culturale profondo»

Pubblichiamo l’intervento di Francesca Leder, docente di urbanistica all’Università di Ferrara, autrice degli esposti all’Unesco riguardanti Vicenza.

Come tutti sanno (o dovrebbero sapere) l’Unesco, non attribuisce “marchi” (non è Tripadvisor), bensí riconoscimenti al valore universale di un patrimonio culturale com’è – nel nostro caso – quello palladiano. Riconoscimenti tutt’altro che scontati, esito di iter di valutazione molto complessi derivanti da consapevoli e mirate autocandidature. Una volta raggiunto questo ambito e prestigioso obiettivo l’ente responsabile della tutela (nel nostro caso il Comune) si impegna, attraverso la sottoscrizione – anche reiterata – di atti formali, alla costante cura del bene riconosciuto patrimonio culturale dell’Umanità, alla sua protezione e alla diffusione della conoscenza del suo valore. Lo diceva lo stesso Marchese Giuseppe Roi (che forse ora veglia sulla sua città!), presidente del comitato promotore dell’autocandidatura, che l’impresa dell’inserimento di Vicenza nella lista dei beni tutelati dall’Unesco (World Heritage List), andava considerato un grande onore ma anche un onere perché «così come è entrata può anche uscirne, se non cura il suo patrimonio».

Non sottovaluterei affatto ciò che può derivare dalla procedura di messa in mora da parte dell’Unesco: oltre a misurare l’inadeguatezza dei responsabili della tutela a svolgere il proprio compito (mi riferisco alle amministrazioni comunali che si sono succedute in questi ultimi vent’anni e alle scellerate decisioni urbanistiche messe in atto a scapito degli interessi collettivi della città e del territorio), essa decreta uno scadimento culturale profondo, una mercificazione pervasiva dei valori artistici di una realtà straordinaria com’è Vicenza, uno scempio di paesaggio di cui siamo tutti testimoni e del quale tutti noi pagheremo le conseguenze.

Destano perplessità e sorpresa le parole dell’assessore alla crescita Bulgarini d’Elci, lette dall’articolo pubblicato oggi sul Corriere del Veneto, laddove immagina che gli esperti chiamati a redigere la valutazione di impatto sul patrimonio (Heritage Impact Assessment, HIA) possano in qualche modo rispondere agli interessi locali e alla capacità che questi avranno di fare pressione a livello nazionale. Una pessima lezione di etica che si riflette in un agire politico dai tratti ben riconoscibili, anch’esso scaduto, e parla attraverso i danni irrimediabili compiuti al patrimonio culturale e al paesaggio di Vicenza, beni dell’Umanità. Ma non tutti sono tutti uguali. E qualcuno da Parigi e da Roma ora si è mosso.

Francesca Leder

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