A4 Serenissima “spagnola”, altra mazzata al Veneto

Per i cittadini-utenti cambia poco: il pedaggio resterà una sorta di imposta occulta

La lobby delle concessionarie autostradali ha quasi vinto la battaglia, con la proroga delle concessioni senza gara che valgono complessivamente 16 miliardi di euro. Arrivano gli spagnoli di Albertis e si “mangiano” l’autostrada Serenissima Brescia-Padova. L’operazione si concluderà solo se il Cipe approverà il prolungamento della Valdastico Nord fino a Trento, con un investimento di 2 miliardi di euro. Se tutto andrà bene, Abertis “si papperà” la Pedemontana lombarda e la Milan- Serravalle: altro che polo autostradale del Nordest.

Il subentro nel controllo della Serenissima appare come un’ulteriore prova della crisi strutturale del Veneto, segnato dalle vicende Mose, dalla cacciata dal parlamento del suo ex presidente regionale, dalle rapine perpetrate ai danni di risparmiatori e investitori in Veneto Banca e in Popolare di Vicenza. E’ stata, diciamo, la ciliegina sulla (indigesta) torta. I dati sono scioccanti. Il Pil del Veneto tra il 2007 e il 2014 è diminuito del 9,4% contro un valore medio italiano di meno 9%. Quello procapite è diminuito del 12,2% contro una variazione media italiana del 12%, ritornando ai valori del 1995 e registrando una perdita di circa 4 mila euro rispetto al massimo del 2006/2007. Gli investimenti fissi lordi, che rappresentano il driver per la competitività, sono ai livelli del 1997 con una diminuzione, tra il 2007/2014, del 28% (superiore alla variazione media italiana pari a – 27,9%).

La vicenda della Serenissima e della proroga delle concessioni autostradali senza gara è stata legittimata dall’art 5 del decreto renziano “Sblocca Italia”. I guadagni per le concessionarie autostradali sono altissimi e senza alcuno rischio di impresa. Infatti gli investimenti non solo sono garantiti attraverso la remunerazione della tariffa, ma esiste anche la clausola di riequilibrio del piano economico/finanziario. Il rendimento assicurato é di quattro punti sopra il rendimento dei buoni del tesoro decennali. I capitali versati dalle concessionarie presi, a base per la remunerazione, sonouUn elemento misterioso affogato nei piani secretati. Siamo arrivati all’assurdo che la rivalutazione monetaria sembra costituire un aumento del capitale proprio. Infine lo scandalo del pedaggio collegato all’inflazione, che in tempi di stagnazione si è avuto il coraggio di incrementare del 3,9% nel 2013 e 2014 (+ 1,32% nel 2015), con la Bce che certificava la deflazione tanto da acquistare titoli pubblici per 65 miliardi di euro lo scorso anno.

La proroga della Serenissima senza gara, ad ogni modo, vale 1,1 miliardi di euro e riguarda anche Autovie Venete. Il tutto giustificato con il solito ritornello: «faremo investimenti massicci e in cambio ci prorogate la concessione». A rimetterci é il cittadino che non beneficia di autostrade già ammortizzate e dovrebbe pagare con il pedaggio unicamente i costi della manutenzione: non una sorta d’imposta occulta per uso di autostrada, che remunera anche sindaci e quaraquaquà nominati nei consigli delle amministrazioni.