L’inchiesta di Lillo: Tosi é ricattabile?

Il libro del giornalista del Fatto Quotidiano pone un interrogativo tutto politico

Le telefonate segrete del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, che minaccia Roberto Maroni quando vuole candidare il sindaco Flavio Tosi, quelle di Maroni  stesso che minaccia Bossi quando vuole candidarsi contro di lui al congresso della Lega. I rapporti dello stesso Tosi con la Lega e quelli della Lega con Berlusconi. Questo e molto altro c’è in un libro (“Il potere dei segreti”) che Marco Lillo, vicedirettore del Fatto Quotidiano, ha presentato ieri venerdì 13 maggio a Verona, alla Libreria Feltrinelli.

E’ stata l’occasione per parlare dei segreti dell’inchiesta denominata “Breakfast” condotta dalla Procura di Reggio Calabria, i cui effetti in riva all’Adige sono stati finora molto silenziati. Si tratta di carte che la stessa Dia è andata a sequestrare all’autore per impedirne la pubblicazione. Al di là della rilevanza penale, tutta da dimostrare, resta però un fatto: le intercettazioni telefoniche che qualcuno ha fatto giungere al Fatto Quotidiano svelano trame e rapporti di grande interesse pubblico. I personaggi che scorrono davanti ai nostri occhi nelle trascrizioni delle telefonate dell’inchiesta “Breakfast”, per usare le parole dell’autore, spesso si comportano in privato in modo opposto a quello che fanno e dicono in pubblico. Berlusconi dice di voler fare il ministro e invece punta alla presidenza della Repubblica, Maroni finge di riconoscere l’autorità di Bossi e invece vorrebbe tenerlo al guinzaglio con una paghetta di 400 mila euro all’anno. E’ come se gli attori che recitano una parte ben precisa sul palco si scambiassero i ruoli dietro al sipario. Le intercettazioni telefoniche di cui tanto si parla in questi giorni, permettono di svelare questo retro-mondo.

Ecco quindi che la fantapolitica diventa più reale che mai. Si scopre come Silvio Berlusconi utilizza i media controllati dalla sua famiglia per tenere a bada gli alleati riottosi. Così il suo potenziale sfidante a livello nazionale (siamo nel 2012), Flavio Tosi, subisce da Berlusconi in persona avvertimenti sul possibile avvio di campagne di discredito mediatico se con i suoi non si adegua al suo volere. E’ l’ex Cavaliere stesso a confermare quello che si è scritto per anni su concetti come il “metodo Boffo” o “la macchina del fango”. Tra le persone citate da Berlusconi quando minaccia di rovesciare fango sul Carroccio troviamo appunto il sindaco di Verona, che nel frattempo ha cambiato casacca: da membro della Lega di Maroni a stampella della maggioranza del governo Renzi per le riforme costituzionali con il suo movimento “Fare!”, cui si è aggiunta la sigla del Pri, pensando addirittura di candidarsi a sindaco indipendente di Roma.

Ma torniamo, come si legge nel libro, a quel dicembre 2012, giorno della telefonata-chiave tra Berlusconi e Isabella Votino, che è portavoce dell’allora ministro dell’Interno Maroni ma anche consulente di marketing al Milan. Alle 10.45 della mattina Roberto Maroni scrive su Twitter: “Tosi premier ovviamente! Prima il Nord! #lombardiaintesta”. La Lega dunque rompe gli indugi e candida il sindaco di Verona alla presidenza del consiglio. Tosi, che in quel periodo si sta costruendo un proprio profilo nazionale con un libro-intervista autobiografico, la prende sul serio. Appena dieci minuti dopo il tweet di Maroni sulla candidatura di Tosi arriva la telefonata di Silvio a Isabella. Parlano del sindaco di Verona  («…le dichiarazioni sgradevoli continuative…») e di come la moglie (Stefania Villanova, da sempre militante di Forza Italia e del Pdl, capo della segreteria all’assessorato regionale alla sanità retto oggi da Luca Coletto) abbia raccontato tutto ai fedelissimi di Berlusconi, il quale è pronto a far uscire la notizia sui propri mezzi di informazione.

Non ci sono riscontri su queste affermazioni. Gli interessati non ne hanno mai parlato, ma la storia, vera o falsa che sia, fa breccia nella Lega. Tant’è che il 9 gennaio 2013 la Votino pronuncia la parola “dossier” vicino al nome di Tosi. Nella conversazione intercettata dalla Dia durante l’indagine “Breakfast” non si rivela chi sia il personaggio che conserva il dossier su Tosi. Emerge certamente che quello stesso dossier è entrato nel dibattito interno del “cerchio intimo” di Bobo Maroni e il pericolo della sua divulgazione spaventa. Tanto che nel settembre del 2013 il senatur durante il raduno del Monviso fa una battuta sgradevole all’ex ministro per la semplificazione che il Giornale di Berlusconi riprende in un articolo dal titolo: “Bossi a Calderoli: ti piacciono le donne..”. Passano poche ore dalla telefonata su Tosi e nella serata del  4 gennaio, nel corso di un’altra chiamata Berlusconi risfodera l’arma mediatica per far capire alla Votino che la Lega non ha altre strade percorribili: deve fare l’alleanza con lui e solo con lui. Il 7 gennaio 2013 Bobo Maroni fa l’accordo con Berlusconi.

La domanda che ci si pone è: Tosi è in qualche modo tenuto sotto scacco? Lo stesso quesito se l’è posto la trasmissione Report che con la sua successiva inchiesta, di cui il libro di Lillo fa ampio cenno, ha cercato di capire se l’azione amministrativa di Tosi possa essere in qualche modo condizionato. La storia del presunto uso ricattatorio del “dossier” diventa di dominio pubblico solo il 21 febbraio 2014. Proprio per scelta del primo cittadino che quel giorno convoca una conferenza stampa per accusare Sigfrido Ranucci e Report di aver tentato di costruire un dossier falso basato su un video hard che il giornalista avrebbe tentato di comprare con i soldi della Rai. E partono le querele di Tosi. Oggi su questa vicenda esiste un pronunciamento del giudice. Il gip Livia Magri ha archiviato le querele del sindaco contro la trasmissione di RaiTre e ha chiesto addirittura al pm di formulare l’imputazione coatta contro Tosi per calunnia e diffamazione. L’udienza è prevista per il 23 giugno. E secondo il suo difensore l’unica cosa che Tosi non farà, è patteggiare.

Il punto però resta uno solo: il video esiste, o no? Tosi nega. Ma la guerra interna a Tosi, al “cucciolo da eliminare”, all’astro nascente che faceva capo alla corrente di Maroni, è tutt’altro che chiusa. Passo indietro. Il primo agosto 2013, il sindaco di Verona ha comprato una casa a Thiene per Stefania Villanova con la quale è in via di separazione. Nell’atto le parti dichiarano che il prezzo della vendita è stato di comune accordo convenuto in 230 mila euro, sborsati da Tosi. Tutto in regola. E la Villanova? «Sono tre anni che sono separata e non so niente». Da allora lo scenario politico è mutato e i tre voti del “Fare!” di Tosi contano soprattutto a Palazzo Madama. La domanda che Report poneva e che in qualche modo il gip di Verona ha ritenuto un giusto tema di inchiesta giornalistica, come fa notare Lillo, resta pertanto attuale: Tosi è ricattabile? Come dice il saggio: i segreti non confessabili sono armi nelle mani di chi li conosce. Ma è sicuramente saggezza anche quella di Michele Bertucco, il capogruppo del Pd in consiglio comunale, quando dice che «non ci interessa nulla di quello che Tosi fa nella sua vita privata, ma quello che fa quando amministra». Siamo d’accordissimo.