Vicenza, la “house of jazz”

Reportage dallo storico festival musicale. Tra piazze e teatri, locali e piccoli concerti, non manca niente. Neanche la fusione con l’arte

Vicenza, centro città, é sera. Alla bellezza del silenzio che caratterizza l’ora del tramonto, tra sanpietrini e marmo bianco che risuonano talvolta solo di pioggia leggera, si interseca un tiepido crescendo di armonie, di soffusi giochi di piatti, di bebop pizzicato da un basso che coordina la cassa. Qualche charleston, un tocco swing che richiama i passanti in una o nell’altra via. Il jazz è qui. Dal 1996. In questa città che si è spesso risparmiata, usurata dalla routine di una scatola architettonicamente magnifica ma semivuota. In questa città che, ad oggi invece, si può dire innegabilmente accesa, seppur talvolta ancora soffusa.

New Conversations Vicenza Jazz compie vent’anni. Se sulla mappa una volta lo spillo toccava solo il Teatro Olimpico o quasi, oggi sono numerose le puntate sulla cartina. Dai bar del centro, ai locali della prima periferia, senza dimenticare la terrazza della Basilica, il Teatro Comunale, la Piazza dei Signori. Il tempo per uscire dai luoghi deputati alla musica è maturato pian piano, ogni edizione arricchita di qualche nuova conquista ad abbracciare le vie del Palladio. Che ne si sappia o meno di jazz, la verità è in questi dieci giorni di maggio si é scesi per strada. E la raffinatezza del feathering o l’improvvisazione al piano, la voce ad utilizzare sincopi o vibrati, sono corollario per alcuni, attento ascolto per altri. Non importa. Non me ne voglia Riccardo Brazzale, storico direttore artistico: il Vicenza Jazz è musica per esperti e, allo stesso tempo, musica per tutti.

Dalla Francia torna terra natìa Max Ferrauto, con il jazz e il blues di Fat Max & the Kozmic Lovers. Il timbro rauco e graffiante, alla Howlin’ Wolf, si spande tra le case che circondano la piazzetta creata ad hoc davanti al Nuovo Bar Astra. Canta seduto, Ferrauto, un microfono a condensatore e un blues che accende il pubblico. E mentre Mehldau incontra ed incanta il pubblico del Comunale, tra i locali del centro i Free Line Quartet (in realtà trio scaligero Tarozzi, Bolcato, Zocca) toccano le note di un classico Moanin’ e presentano il loro album “Our love in fly”. Soffice ed elegante, la voce di Chiara Santagiuliana, da cui il “quartet”.

Sotto la Basilica, il Jazz Cafè Trivellato. O Bar Borsa. Ospite di lunga data, se si parla di serate all’insegna della musica, buon cugino del Panic marosticano. Al sound-check si presentano comodi, i musicisti del New Motion Quartet. Suonano in seconda serata, sul palco allestito al riparo dal tempo bizzarro di questi ultimi giorni. Dino Rubino, siciliano trapiantato a Parigi, al piano e alla cornetta, Francesco Geminiani giovane sassofonista, Lorenzo Conte, contrabbassista vicentino, e Mark Shilders, alla batteria. In una scaletta tra classico e originale, i quattro si muovono tanto spontaneamnete che a fine concerto Rubino non trattiene un “spero che abbiate potuto ascoltare qualche nota, nonostante il casino”. Musica per pochi, musica per tutti. Ancora.

LuisaAmatori_vvoxPer la prima volta, anche lo spazio d’arredamento e design “L’idea – di Luisa Amatori” accoglie il jazz a piene mani. Entro timida, dimentico di presentarmi. Chiedo della mostra di Dave Guccione, “Jazz e Ruggine”. M’incalza una voce. “Benvenuta, prima di tutto”. E’ Luisa Amatori, proprietaria, assieme al marito, di questo negozio che non è un negozio, di questo showroom che non è sala mostre. “E’ una casa”, tiene a precisare. Effettivamente, così sembra. L’arredamento e gli oggetti disposti con la naturalezza che uno spazio vissuto presenta, lontano dall’allinearsi di prodotti a mo’ di vetrina. Salgo le scale per raggiungere il piano superiore. I muri appesi delle opere di Guccione. Sono pezzi d’arte recenti. “Hanno qualche anno”, racconta Luisa, “il materiale di base è la ruggine, di sotto c’è anche una serigrafia”. La mostra, inaugurata il 13 maggio in presenza dell’autore, si articola in una serie di pezzi che vogliono raccontare la storia del jazz a partire dai suoi protagonisti. Non mancano Nat King Cole, Grant Green, la superba Ela Fitzgerald.

«In occasione dell’evento inaugurale, abbiamo anche ricavato dello spazio in una delle stanze, affinché vi si potesse suonare. Presentare il tutto di fronte a una sessantina di persone è stato emozionante. Normalmente di questo se ne occupa mio marito, ma trovandosi all’estero, ci ho pensato da me. E nell’agitazione, mi sono riscoperta. E’ stata un’esperienza così bella far fondere arte e musica che spero che questo sia solo il primo di molti eventi», conclude. Nel susseguirsi dei racconti, mi sembra davvero di essere a casa. O forse, è Vicenza stessa ad essere casa, stasera. La casa del jazz.