Arena, la rabbia degli impiegati

Prime reazioni (negative) al piano Fuortes sullo stop di due mesi all’anno

«Sai da chi vado a mangiare a ottobre e novembre? Da quelli che hanno firmato no al referendum». Una frase, riportata dal Corriere del Veneto e pronunciata da uno dei dipendenti della Fondazione Arena il giorno dopo l’annuncio del nuovo piano del commissario Carlo Fuortes, che riassume il clima che si respira in via dei Mutilati. Il boccone più amaro da mandar giù è sicuramente il part-time annunciato ieri, con le 12 mensilità garantite ma con gli stipendi ridotti del 16% e lo stop di due mesi all’anno. «E per uno come me – è il commento di uno degli amministrativi – che prende 1.20 euro netti al mese, un taglio del genere vuol dire finire in ginocchio».

«È ovvio che ci sia tensione – spiegano al Corriere del Veneto alcuni dipendenti che preferiscono prudentemente rimanere nell’anonimato – ma io non vedo la differenza tra l’accordo bocciato un mese fa e questo nuovo piano. La gente pensa che siamo privilegiati, Tosi ha detto pubblicamente che prendiamo 58mila euro all’anno: il mio stipendio lordo è di 28mila euro. Gli integrativi? È vero che sono primitivi, ma perché è da 13 anni che non vengono rivisti: lavorare da martedì a domenica all’aperto è un lavoro usurante».

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