Doppia poltrona (tosiana) per il “Rambo” democristiano

Doppio ruolo in Serit (rifiuti) per Bissoli, esponente Dc con un passato in Tangentopoli. La Paglia (Pd): «che competenze ha?»

Non c’è niente da fare. Quando nei palazzi della politica spunta il nome di Roberto Bissoli, la bagarre è assicurata. Accadeva nel secolo scorso, alla fine degli anni Ottanta quando nella Dc imperavano i colonnelli neo-dorotei, accadeva a metà degli anni Novanta quando esplose la Tangentopoli veronese di cui fu uno dei protagonisti. E accade anche in questo nuovo secolo, nel quale si è perfettamente reinserito. “Rambo” Bissoli, così chiamato da amici e nemici perché da segretario provinciale della Balena Bianca sapeva muscolarmente far valere il suo pacchetto di tessere, dal potere non si è mai distaccato. Oggi, a 68 anni, dopo essere stato assessore regionale e consigliere di Veneto Sviluppo per il PdL, è passato armi e bagagli sotto le insegne di Flavio Tosi e per i tosiani presidia da quattro anni gli uffici di Serit (Servizi per l’igiene del territorio), l’azienda di Cavaion al 98 per cento di Amia (presieduta da un altro tosiano, Andrea Miglioranzi), che gestisce la raccolta rifiuti di 78 Comuni veronesi e di altri 25 in Trentino. E proprio nella veste di presidente di Serit è uscito dal cono d’ombra. A dare fuoco alle polveri, è il caso di dirlo, è stata Elisa La Paglia. La puntigliosa consigliera del Pd ha infatti scoperto che l’ex sindaco di Isola della Scala, da qualche tempo, oltre che essere presidente di Serit, ne è anche il direttore. Un doppio ruolo che ha suscitato subito i sospetti.

Cosa le viene in mente, consigliera? Sollevare questo polverone…
Ci sono due ordini di problemi che mi preoccupano: il primo è quello della competenza, il secondo è quello del controllo. Con quale preparazione tecnica, mi chiedo, andrà ad occuparsi quotidianamente della parte operativa di una società che si occupa della raccolta dei rifiuti e della lavorazione della carta e della plastica. C’è poi la questione del controllo. In pratica Bissoli ha avocato a sé tutto il potere. Si tenga conto che il consiglio d’amministrazione dell’azienda, tutto politico, non ha competenze tecniche. Di fatto non c’è nessun controllo. Sono saltati tutti gli equilibri tra i poteri.

Ma non ci sono norme da rispettare?
In precedenza c’era l’obbligo di mettere un dipendente alla guida tecnica, ma la norma viene aggirata facendo prevalere un’interpretazione sulle società pubbliche che porterà a scegliere chiunque. Invece qui serve un direttore generale.

Prima dell’interim a Bissoli, la guida tecnica era stata affidata al direttore generale di Amia, Maurizio Alfeo, che ora è in uscita.
Non è un problema di Alfeo, qui serve un direttore generale, perché i problemi dei rifiuti sono complessi. Prendete per esempio la zona del Garda, che a Pentecoste è già piena di turisti tedeschi. Tutto deve funzionare a dovere. Invece qui affidato tutto a Bissoli.

L’assessore comunale alle partecipate Enrico Toffali ha buttato acqua sul fuoco precisando che, superati alcuni problemi legali ci sarà presto un nuovo direttore. Le basta come rassicurazione?
Siamo alle solite, il problema è che questa scelta poteva essere fatta per tempo, predisponendo gli opportuni incarichi operativi.

I beninformati a Palazzo Barbieri sussurrano però che il passaggio con l’uscita di Alfeo sarebbe stata abbastanza veloce da passare quasi inosservata. Invece “Rambo” Bissoli stavolta si è preso più tempo del necessario.

(foto da http://www.consorzioricrea.org)