Le “Ciclo Ombre” sulla strada del Prosecco

Una splendida giornata con pit stop nella Cantina Val D’Oca dove evitare una degustazione è praticamente impossibile

Questa mattina mi sono alzato (bella ciao) e presa visione dell’incarico, che è anche il titolo di questo post, ero incerto se destinarlo ai “comunicati stampa che non avremmo mai voluto ricevere”. Poi però mi sono ricordato che siete lettori compulsivi di liste di premiati, ed ecco fatto il durissimo lavoro di cronaca alla fine di una giornata bellissima. La giornata è stupenda e decido di seguire il percorso dei ciclo-eno-amatori (quanti percorsi come questo possono da soli rappresentare per la nostra bella Italia un capitolo che vale ricchezza, sviluppo e occupazione !!).

valdoca1

Il percorso sulle colline della Valdobbiadene in bici inizia nel comune di Cavaso del Tomba, a poche pedalate da Pederobba e dal Piave. Il Sacrario militare francese, il primo approdo sulla SR348, ricorda a chiunque che queste terre furono bagnate dal sangue di migliaia di giovani durante la Grande Guerra. Si pedala sulla Feltrina (SR348), trafficata ma fortunatamente abbastanza larga per permettere di procedere in sicurezza fino al ponte sul Piave. Questo corso d’acqua “fiume caro alla patria” è uno dei simboli della I° Guerra Mondiale e nel suo alveo chissà quanti ricordi, parole spezzate, pensieri custodisce… Dal Piave il tracciato comincia a salire dolce ma costante verso Valdobbiadene. Il paesaggio muta, il punto di vista si sposta, le distese di vigneti sostituiscono l’acqua del Piave e le piane coltivate a frumento o ortaggi. La patria del prosecco è un susseguirsi di ondulati panettoni dove spiccano i paesi, ma soprattutto le innumerevoli cantine. Evitare una degustazione è praticamente impossibile. San Pietro di Barbozza ci regala gli scorci più emozionanti prima di vederci riprendere la strada del Prosecco con le sue mille sfumature, la stessa strada che anche i ragazzi del Giro d’Italia pedaleranno nel 2015.

A Guia l’itinerario si biforca: i più temerari possono optare per la parte alta della Valdobbiadene deviando verso Combai e Follina dove un’imponente abbazia cistercense si staglia verso il cielo attirando l’attenzione dei ciclisti; chi predilige percorsi meno impegnativi può imboccare la discesa verso Col di San Martino. Il dovere di gastronomo cronista per questa rubrica mi chiama – mi accorgerò poi che ne valeva la pena; giungo a San Giovanni di Valdobbiadene per una degustazione del prosecco della Cantina Val D’Oca nelle sue svariate declinazioni ed in abbinamento a differenti preparazioni di trota di Ferrazza delle Valli del Chiampo. La Cantina dei Produttori di Valdobbiadene, così si chiama, ha dei numeri che voglio dirvi perché le cose belle bisogna dirle: 600 viticoltori soci, 959 ettari – di cui 10 a Cartizze e 10 a Biologico – con oltre 11 milioni di bottiglie.

valdoca2

Un’irresistibile frittura di avannotti mi fa scoprire i profumi e la delicatezza del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry. Il seguito consisterà in una trota marinata su una cialda sottile di polenta abbinata ad una mousse di mango sublime che si sposa perfettamente – ne richiederò svariati rabbocchi – con uno spumante brut Val D’Oca “Rive di San Pietro di Barbozza”, proprio quel paesino della foto, visto prima, dove sarei rimasto a saziarmi di bellezza.

F80A0185

F80A0087

Non continuo con il racconto del menu di primi secondi, perché voglio solo dire di uno strepitoso tiramisù reinventato dal cuoco di Breganze protagonista oggi in cucina – a cui chiedo il contatto per futuri approvvigionamenti goderecci. Con il tiramisù, il Cartizze DOCG Dry Val D’Oca non smetteva di piacermi e così, per me, mai ritorno fu più dolce e spensierato. Mi è rimasta l’invidia per il vincitore del concorso on line indetto da Val D’Oca che si è portato a casa un bancale di Prosecco Val D’Oca, per un brindisi lungo un anno.