Né con Renzi né con Alessio

La riformaccia Boschi é un pastrocchio indigeribile. Ma la Carta non é un dogma immutabile

«Né con lo Stato né con le Br» recitava l’infelice slogan di Autonomia Operaia quando, sul finire degli anni ’70, tentava di sottrarsi all’accusa di terrorismo che aleggiava un po’ su tutta l’area della sinistra extraparlamentare nell’Italia di quegli anni, gli “anni di piombo”. Contro quel nemico, invece, contro i giacobini col mitra, si doveva stare con lo Stato. Anche da posizioni di legittima contestazione radicale, perché il Terrore come metodo sistematico, permanente, come unica via di lotta, é una degenerazione barbarica della politica, non una sua declinazione al pari di altre. Parto da qui per prevenire chi sosterrà che dirsi né con Renzi né con gli anti-Renzi, sulla riforma costituzionale, può ricordare il “né-néismo”, che sa di furberia snob, una non-posizione intellettualistica e anche un po’ svicolatrice.

No: chi é contrario a questa maramaldesca modifica di 47 articoli della Costituzione in un colpo solo, senza uno straccio di Assemblea Costituente, che approderà in ottobre ad un referendum che in realtà sarà un referendum sul governo Renzi, non é detto debba condividere per forza le critiche degli Zagrebelsky, dei Travaglio, dei Bersani, degli Scalfari e di tutto l’ampio fronte che va da buona parte dell’Anpi fino a Casapound.

Intendiamoci: nel confronto avvenuto nell’ateneo di Catania fra lo studente Alessio Grancagnolo e la madrina della riforma, la ministra Elena Boschi (prova vivente che ci stiamo pericolosamente avvicinando alla famosa cuoca di Lenin, che avrebbe dovuto governare nel paradiso dei soviet – con tutto il rispetto per le cuoche, e anche per Lenin), istintivamente non si può non stare con Alessio. Che avrà fatto pure un comizio, ma un comizio documentato, che vivaddio esprime un’idea forte, una passione politica, un impegno civile nei disipegnati tempi di grigiore giovanile che viviamo. Uno, cento, mille Alessio, piuttosto dei costituzionalisti da asilo nido che ci tocca leggere nelle prime pagine di certi quotidiani, per i quali basta cambiare per cambiare, e il merito, pfui, é un optional per parrucconi. Alessio tutta la vita, piuttosto che certi iscritti storici all’Anpi per i quali, siccome la realtà di oggi é veloce, tutto deve diventare veloce. Vroom vroom. Anche la Carta fondamentale, il cui scopo dovrebbe essere invece la durata, sia pur non eterna.

Alessio forever, se l’alternativa é una riforma che non introduce affatto il monocameralismo (anzi, porta ad un pastrocchio peggiore del bicameralismo attuale), che è pensata per venire incontro alle esigenze dell’economia globale e dell’austerità Ue (leggersi la relazione accompagnatoria del disegno di legge, please) e non già, sia mai, ad una partecipazione dei cittadini più svizzera (di qui un rinnovo dell’istituto referendario pieno di azzoppamenti, che in pratica lo svuotano), che ammazza quel poco di scombiccherato federalismo che abbiamo, e che in definitiva serve solo a dare più potere all’esecutivo, ma senza una chiara scelta presidenzialista, bensì al solito modo, all’italiana, surrettiziamente, con il contorno di maneggioneria che trionferà nel nuovo Senato di peones e cacicchi regionali e comunali.

E tuttavia, ci si potrà pure dichiarare in disaccordo con chi considera questa Costituzione un dogma (tanto é vero che, dal 1948 al 2012, vi é stato messo mano 43 volte). Si potrà pure denunciare la cecità acuta di chi, quando qualche anno fa a governare era Monti coi voti di centrodestra e centrosinistra, stravolse nell’indifferenza generale l’articolo 81, introducendo non già il pareggio di bilancio, che c’era già, ma il pazzesco obbligo di indebitare le casse pubbliche pur di ingabbiarsi gioiosamente nei diktat dei trattati europei (teoricamente inferiori alla Carta, nella gerarchia delle fonti giuridiche), con maggiori anziché minori tasse. Proprio un bell’affare in omaggio al liberismo di Stato.

Si potrà pure azzardare la blasfema opinione che un’opera fatta da uomini, com’é il diritto costituzionale, da uomini può essere cambiata. Purché, si capisce (o almeno speriamo si capisca), lo si faccia con spirito costituente, con un orizzonte che vada al di là delle ambizioni del Renzi di turno. Con una riflessione profonda, seria, rigorosa. Senza tabù (compresa la prima parte e compresi, udite udite, i primi sacri e immutabili 12 articoli), ma senza dover aderire a questa riformaccia strumentale e improvvisata, una cinica barzelletta per statisti da bignamino.

Sentire la Boschi che cita Calamandrei é vilipendio di cadavere. Ma non possiamo neppure aggrapparci ai morti, ancorché illustri, per sempre. Ecco perché né con Renzi né con Alessio.

 

Questo articolo inaugura, cari lettori, un dibattito sulla riforma della Costituzione, con interventi dei collaboratori di Vvox (come quello di oggi firmato da Giuliano Zoso) e, naturalmente, dei vostri. Se volete dire la vostra, scrivete a: