Inchiesta nel Trapanese, nell’appalto la Coveco (non indagata)

La nota coop veneziana, già nota per la vicenda Mose, in un appalto tra i cui protagonisti si annoverano alcuni indagati

La Coveco, una delle coop rosse più importanti di Venezia già finita nello scandalo Mose, pur senza essere coinvolta in alcun procedimento penale, é presente nella cordata vincitrice di un appalto fra i cui aggiudicatari si annoverano nomi finiti in un’inchiesta della magistratura trapanese che ha portato all’arresto di 6 persone, a fronte di 32 indagati. Tra gli arresti eccellenti c’è quello di Pasquale Perricone, noto imprenditore locale nonché ex vicesindaco di Alcamo. Il lavoro degli inquirenti ruota attorno ad una serie di malversazioni le quali si sarebbero concretizzate nella gestione opaca del Comune in provincia di Trapani. «L’indagine – ha scritto ieri il quotidiano La Repubblica è scaturita dal fallimento di una società, la Nettuno, incaricata dei lavori di riqualificazione del porto di Castellammare». Sulla cui amministrazione la Procura «ha svelato la natura fraudolenta della bancarotta, che ha provocato la distrazione di circa quattro milioni di euro, e ha accertato il ruolo occulto di Perricone nell’amministrazione della società fallita e della Cea, aggiudicataria dell’appalto insieme alla Coveco, società veneta nota per lo scandalo del Mose di Venezia».

L’inchiesta, ripresa sui media isolani, è delicata: «Un comitato d’affari in odore di mafia capace di influire prepotentemente sulla gestione politico-amministrativa del Comune di Alcamo» scrive ancora Repubblica. Ma anche perché l’indagine che ha portato all’arresto di Perricone è appunto strettamente collegata ad un altro distinto fronte d’accertamento: quello sulla presunta mala gestio nell’ambito delle realizzazione del porto di Castellammare del Golfo (in foto, da italia.trovaspiagge.it) che ha visto magistratura e inquirenti puntare l’indice, tra le altre, su un presunto uso di materiali non conformi alla norma.

Per questo filone, precedente a quello che ha condotto ai recentissimi arresti eccellenti, i giudici la settimana scorsa hanno portato alla sbarra una serie di indagati. In questo caso il coinvolgimento della impresa della città lagunare è di ben altro peso. Tra coloro che dovranno presentarsi davanti alla Corte spicca giustappunto Domenico Parisi, rappresentante dell’associazione temporanea composta dalle imprese Coveco, Comesi e Cogem. In particolare, secondo la tesi della Procura di Trapani, sarebbe stato utilizzato calcestruzzo di qualità differente, poiché inferiore a quanto prescritto dalla legislazione tecnica sulle costruzioni all’epoca vigente: gli eventi infatti sono risalenti all’anno 2010. Oltre a Parisi le toghe siciliane hanno deciso il rinvio a giudizio per Mario Giardina, direttore del cantiere del porto; Rosario Agnello, legale rappresentante della società consortile Nettuno e Leonardo Tallo, direttore dei lavori. Ed è la figura di quest’ultimo ad avere acceso l’interesse della stampa isolana giacché la nomina del tecnico è avvenuta su designazione dell’assessorato regionale ai lavori pubblici.