Agsm, beata (e premiata) fedeltà. A Tosi

Ennesima nomina sott’accusa a Verona. Quanto conta il merito, nella pubblica amministrazione?

Nella pubblica amministrazione, nonostante la ministra Madia che è intenzionata a cambiarne profondamente le regole, la domanda é sempre la stessa: conta di più il merito o la fedeltà? L’azienda multiservizi veronese Agsm, attualmente guidata dal tosianissimo Fabio Venturi, a guardia della cassaforte del Comune ha sostituito un leghista doc come Paolo Paternoster, defenestrato da Lungadige Galtarossa dopo la separazione Tosi-Zaia alle Regionali, con un altro dirigente. E non in un ruolo qualunque, ma il responsabile – attenzione alle parole altisonanti – per lo “Sviluppo e business” (boh!) delle partecipate del gruppo (fra cui Agsm Energia, Agsm Distribuzione, Agsm Trasmissioni, Amia). Ce n’era proprio di bisogno? In tempi in cui gli enti locali hanno poche risorse, è proprio necessario andare a ingrossare la squadra dei dirigenti? Si vede di sì. (Una volta, ai tempi della Prima Repubblica c’era una sola Agsm, e non tutte queste sigle, con a capo un unico ingegnere).

Avanti dunque, c’è posto. E’ la volta del quarantacinquenne ingegner Massimo Giorgetti (solo omonimo dell’attuale consigliere ed ex assessore regionale Massimo Giorgetti, di Forza Italia). Il neo-assunto ha tutte le carte in regola, ne siamo sicuri, con un curriculum lungo così costruito all’interno della pubblica amministrazione. E’ stato infatti capo di gabinetto della Presidenza della Provincia di Padova, funzionario del Genio Civile, responsabile della segreteria dell’assessorato al personale della Regione. E’ stato anche direttore generale dell’Ater, l’azienda regionale per l’edilizia residenziale (ora commissariata) quanto fu tolto l’incarico a Elena Ballini, dirigente dipendente.

Nulla da eccepire dunque, se agli addetti ai lavori non fosse noto un particolare: nella campagna elettorale per le regionali 2015 Giorgetti, nel Padovano, ha sostenuto la candidatura a presidente di Flavio Tosi. E allora torna con forza la domanda iniziale: vale più il merito,o la fedeltà al mvimento “Fare!” dell’aspirante leader nazionale? In sua difesa, é intervenuto subito il presidente di Agsm. «Da mesi avevamo cominciato la selezione per quella posizione», dice Fabio Venturi, «e abbiamo scelto Giorgetti per la sua esperienza maturata in aziende ed enti». E vorremmo ben vedere. Solo che, come nel caso di Ater, si tratta sempre di enti nei quali la spinta politica è il requisito privilegiato.

Venturi fa finta di dimenticarsi che anche quando ci fu la sua nomina a presidente dell’Agsm, in molti sollevarono obiezioni al suo curriculum, visto che il cursus honorum elencava la presidenza di una circoscrizione, che ha un bilancio e responsabilità un tantino inferiori a un’azienda come Agsm. Forse avrebbe fatto meglio a copiare da Roberto Bissoli, che in attesa di scegliersi, naturalmente per meriti, un direttore alla Serit, ha sommato quest’ultima funzione a quella che già aveva di presidente. D’altra parte perché l’Agsm non dovrebbe seguire le orme dei tanti “cerchi” e “gigli magici” che imperversano lungo la penisola? Il rapporto fiduciario, in posizioni apicali, ha sempre un suo perché. All’ingegner Giorgetti, in ogni caso, buon lavoro. Fino alla prossime elezioni.