BpVi, ma Monorchio che ci stava a fare?

Le indagini procedono placide, tutto sembra immobile. Mentre ci sono inconfutabilmente responsabilità oggettive

Indagini sugli ex vertici della Banca Popolare di Vicenza: si sta procedendo lentamente? No, siamo fermi. La bonaccia che si respira è fastidiosa, vorrei ricordare la quiete dopo la tempesta, ma non mi sembra corretto. La tempesta c’è stata , ma la quiete proprio non c’è. Gli animi , tantissimi, sono esasperati, alcuni lacerati dalla situazione in cui si trovano immersi. C’era una banca, fino a non molto tempo fa gabbata per solida, che ora non c’è più. Oppure, c’è ma solo come logo.

Sere fa parlavo con un signore cui non manca una profonda saggezza e buone competenze in materia bancaria. Sai – mi ha detto – abbiamo il reato, il corpo di reato, ma non il colpevole. Chissà se lo o li avremo mai. E con i mezzi e documenti a disposizione degli investigatori mi sembra una cosa incredibile. Cercai di spiegargli che io, nonostante un robusto pessimismo, covavo ancora la speranza che da qualche parte la verità potesse uscir fuori. Fui, invece, d’accordo con lui sul panorama desolante. Credo che il cataclisma riversatosi sugli azionisti della banca, aggiunto a quello che sarà il destino dell’istituto, influenzerà negativamente pure le spese dei vicentini coinvolti e di riflesso anche il bilancio nazionale.

Come si sa dalla stampa, gli azionisti che hanno iniziato una causa verso la Popolare sono una modesta percentuale dei salassati. Loro ed i legali cui si sono rivolti, non sanno bene a che santi votarsi visto il pressocché totale silenzio della Procura sugli eventuali responsabili del tracollo. C’è anche un altro motivo di preoccupazione. Oltre a non aver ancora individuato i responsabili, non c’è stato alcun sequestro, pur cautelativo, sui beni dei presunti colpevoli. Ci sono fior di legali che ipotizzano come il fumus sia evidente oltre che pronunciato, ma non sembra la Procura la pensi allo stesso modo. Singolare e preoccupante.

Quando si parla di fumus bonis iuris ci si riferisce alla probabile sussistenza del diritto che deve essere tutelato e questo è un dato obiettivo, costituito dalle centinaia di denunce di soci vittime di truffe ed estorsioni. La giurisprudenza ribadisce che per l’esistenza del presupposto fondante del fumus è sufficiente la “probabile sussistenza” del diritto di chi deve essere tutelato. A questo si dovrebbe aggiungere anche il periculum in mora che si esplicita nella probabilità che il danneggiante, nell’attesa del giudizio, sottragga i propri beni alla disponibilità dei creditori. Ma tutto sembra, invece, fermo, immobile. Chi è stato duramente, in relazione alle sue possibilità, colpito da questi accadimenti, avrebbe invece bisogno, non dico di vedere, ma almeno intravedere un traguardo.

Parliamo sempre di Zonin, ma ci sono altre figure le cui responsabilità sono oggettive: Sorato, già direttore generale, il comitato esecutivo della banca, il colleggio dei revisori e, non ultimo, i due vicepresidenti uno dei quali è stato alto dirigente della Banca d’Italia e, per dodici anni, Ragioniere Generale dello Stato: Andrea Monorchio (in foto). Se questo signore non è un tecnico, non so chi lo sia. Ha avuto, almeno per un triennio, sotto gli occhi la vita di una banca e non ha capito che si stava sgretolando in modo irreparabile. Perché non ha fatto sentire la sua voce? Non sarebbe certo accettabile la risposta che non sapeva. Le sue qualifiche non glielo consentono. La stampa nazionale ha ampiamente illustrato la cessione di tanti beni effettuata da Zonin, ma non si è occupata di quelli di tutti i signori summenzionati. Chissà se avranno provveduto pure loro. A volte sembra proprio di narrare fabellam surdo.