Azienda Ospedaliera Verona, bilancio in attivo

L’Azienda Ospedaliera Universitaria integrata di Verona dopo 16 anni torna a vedere l’utile di bilancio. L’esercizio 2015 ha chiuso con un attivo di un milione di euro, dopo l’accantonamento prudenziale di tre milioni e mezzo di euro per futuri investimenti. I conto economico è stato illustrato oggi dal direttore generale Francesco Cobello. «Credo – ha detto – che sia un dato consolidato che dove c’è buona situazione economica c’è una buone erogazione dei servizi al cittadino. Ovviamente nessuna vittoria è per sempre, bisogna continuare così». Il d.g.
dell’azienda Ospedaliera veronese ha sottolineato che «c’è stato un grande incremento della produzione dei servizi, ambulatoriali, chirurgici, diagnostici; credo che tutta l’azienda abbia partecipato con grande impegno con tutte le sue componenti, dal comparto medico-sanitario a quello amministrativo, per raggiungere i risultati richiesti dalla Regione e dare la massima risposta nei servizi ai cittadini».

L’ultimo bilancio in attivo risaliva al 1999, con utile che all’epoca ammontò a 10 milioni di lire. Secondo la dirigenza, tutti i principali obiettivi sono stati raggiunti: riduzione della degenza media (scesa a 8,5 giorni), efficientamento dell’attività di sala operatoria con l’ottimizzazione delle attività chirurgiche al Polo Confortini e al Policlinico di Borgo Roma; gli interventi sono aumentati di 1350 unità. Forte l’orientamento dell’attività di ricovero (mediamente 1100 pazienti, 290 accessi in day hospital e 150 interventi chirurgici al giorno) ai casi di maggiore complessità, oltre 700 in più. I tempi d’attesa, suddivisi tra urgente, breve, programmata e differibile sono stati rispettati al 99%. Tutto questo ha prodotto un incremento di 18 milioni di euro della produzione, con una sensibile crescita dei ricoveri da fuori regione. Il rettore dell’Università di Verona, Nicola Sartor, ha evidenziato che «nell’attività dell’Azienda ospedaliera universitaria c’è anche l’attività di ricerca che non produce utili, ma costi, ovviamente con l’obiettivo di migliorare i servizi e le cure. Ottenere un utile di esercizio continuando a sostenere e incentivare la ricerca è ancora più lodevole» ha concluso Sartor.