Referendum? Come la guerra di Troia

La riforma elettorale non è perfetta è migliore del Porcellum. E quella costituzionale non tocca i princìpi fondamentali

Gesù, in fondo sono un ottimista. Ma con tutta la buona volontà, leggendo e ascoltando quel che leggo e sento, mi prende un profondo scoramento.Per fortuna che la lotta armata avviene soprattutto in tv e sui giornali. Certo, però, che le scorie poi si posano su noi cittadini e, purtroppo, qualche cosa rimane. Queste righe, aldilà del problema generale che sento di per sè, mi sono suggerite anche dall’affermazione di un amico, affatto sprovveduto, che sul futuro referendum ha detto voterà no per il combinato disposto con la legge elettorale. Ma dove si vuole andare a parare con queste azzeccagarbugliate, a chi giova spaccare il capello in 16 parti? Le querelle in corso mi ricordano un po’ tutto il fermento tra i greci prima di andare a Troia a lavare l’onore di Menelao . E perché poi? Per la sua donna che l’aveva lasciato per Paride. E invece di prenderne atto, il marito si mette sul piede di guerra con i macelli che sapete. Bastava chiedesse ad Elena: vuoi tornare con me? E in caso di rifiuto, si mettesse il cuore in pace.

Ma torniamo al “combinato disposto”. Per quello che sto per scrivere mi si darà del renziano in servizio permanente effettivo. Non è così: sono un semplice cittadino “italiano” che presume di saper distinguere un po’ il grano dal loglio. Sono uno che sa vedere nel premier il maleducato di talento, come ebbe a dire Ferruccio de Bortoli. E trascurando con fatica le sue bravate, non posso non riconoscergli che l’uomo c’è e tira diritto pur con i molti che tentano di sgambettarlo. Ma poi , lasciando da parte la mia opinione, non è di ieri la dichiarazione del capo cordata del Fmi (Fondo monetario internazionale) che ha dichiarato essere «impressionanti» le riforme fatte in così breve tempo? Ed è, forse, di parte quel signore e tutta la sua squadra, quorum Cottarelli, che hanno fatto le pulci al bilancio per settimane? Allora parliamo di cose serie. In Francia Hollande vuole far passare una legge, tipo nostro Jobs Act, che dovrebbe come da noi, sbloccare il problema lavoro. Teniamo presente che da anni in Francia si lavorano 35 ore settimanali e che non se lo possono permettere. Ci sono forti proteste, certo, ma la nostra cugina, si sa, ha la barricata facile.

La riforma elettorale, non è perfetta, ma in prima battuta cosa lo è, però praticamente tutti, pur a denti stretti, ammettono che è migliore del porcellum. E’ vero, esiste un eletto fisso in ogni lista, ma almeno i successivi vanno con le preferenze. Il tanto vituperato premio di maggioranza, attribuisce alla lista vincente 24 deputati in più e non è certo uno scandalo. C’è infine l’osservazione che si potrebbe andare al governo del Paese anche con il 25% dei voti. C’è questa possibilità, ma ci vuole anche il ballottaggio per vincere e son pure voti aggiuntivi che, anche se con diverso spirito, aumentano i consensi. Purtroppo, anche cervelli pregevoli, parlano di assassinio della Costituzione.

La Costituzione italiana, quella dei principi di grande civiltà, non è stata toccata. Si è lavorato per due anni, sulla maggiore governabilità, sulla diminuzione del numero dei parlamentari, su un nuovo senato che consenta di rapportare in modo più concreto i problemi Stato- Regioni; con i 3/5 dei voti necessari per l’elezione del Presidente della Repubblica si sono coinvolte anche le minoranze nell’operazione. Gli stessi voti di garanzia sono previsti per l’elezione della Corte Costituzionale. E chiaro che tutto è perfettibile, ma con tanti punti di vista differenti, alla perfezione non si arriverebbe mai (lo dimostrano i trentanni di tentativi falliti), e non sarebbe quindi il caso di avere una maggiore onestà intellettuale?

 

Leggi anche gli altri articoli di Vvox sulla riforma della Costituzione e il referendum:

“Né con Renzi né con Alessio”, di Alessio Mannino

“Referendum, il suicidio di Renzi“, di Giuliano Zoso

“Riforma Boschi, ecco perché votare sì”, di Claudio Rizzato