Finco, ancora con l’indipendenza?

Nonostante la bocciatura della Consulta nel 2015 e il percorso per l’autonomia, la Lega ripropone il referendum consultivo indipendentista. Un’ennesima strumentalizzazione

«C’è una parte del nostro elettorato che chiede di andare avanti con il progetto dell’indipendenza. E noi dobbiamo ascoltarla»: così Nicola Finco, capogruppo della Lega Nord nel consiglio regionale veneto, quest’oggi sul Mattino. Come? Abbiamo letto bene? L’indipendenza? Ma il governatore leghista Luca Zaia e la sua maggioranza non hanno ottenuto il via libera dalla Consulta per il referendum sull’autonomia, poi tutta da negoziare, mentre, con sentenza 118 del 25 giugno 2015, si é visto respingere un incostituzionale voto sulla secessione del Veneto dall’Italia? E la Regione, come faceva correttamente notare sempre il Mattino, non ha dovuto raccogliere le domande di restituzione dei soldini versati dai buoni cittadini veneti (114 mila euro) per finanziare l’idea liquidata dagli ermellini guardiani della suprema Carta?

Dettagli. Nel calderone druidico dove si legge la mutevole volontà popolare, la Lega ha visto ancora e sempre la richiesta dell’obbiettivo massimo. E così ha sfornato il progetto di legge 149, presentato il 27 maggio scorso in consiglio regionale, denominato “Referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto”. C’entreranno le imminenti elezioni amministrative? Mah, un po’ tardi ormai per cavalcare il vecchio cavallo di battaglia: le urne sono imminenti. E allora per quale motivo? Mistero della fede (indipendentista).

Due domande. La prima é per il Carroccio: dopo aver cambiato di enne volte il nome al problema, che é reale e legittimo (e secondo chi scrive, anche giusto), di dare vita al principio di sussidiarietà (lo Stato centrale lasci liberi gli enti locali di decidere tutto quel che può essere deciso in basso), rimescolando federalismo, indipendentismo, secessionismo, devolution e chi più ne ha più ne metta, dopo non aver portato a casa nulla in ben tre governi dal 1994 a oggi, dopo aver governato la Regione Veneto, sia pur in coalizione, dal 1995 a oggi, non pare ai più onesti fra i leghisti che riprendere per l’ennesima volta l’ideale abortito e stra-abortito riveli un’implicita e devastante ammissione di fallimento?

Il secondo interrogativo lo rivolgiamo a Finco: se prendiamo per buono l’argomento secondo cui basta che l’elettorato chieda una data cosa perché venga riproposta, anche quando tale richiesta sia palesemente illegittima, come reagirà alla seconda, sicura bocciatura dei giudici costituzionali? Se é il popolo, a volerlo, e più della Consulta conta il popolo (in questo caso veneto, e per la verità solo una parte di quella parte che vota la Lega, che presumiamo si baserà su qualche umore sondato nella sua base per averne contezza), allora ci aspettiamo la disobbedienza civile. Quella che prescriveva il dimenticato Gianfranco Miglio. Oppure si andrà avanti così, a fare il gioco delle parti strumentalizzando un’idea, l’indipendenza, che in verità non ha mai avuto un futuro.