Miglioranzi, dal fascismo ad Alfano

Il tosiano proveniente dai “Gesta Bellica” plaude all’ultimo approdo delle evoluzioni di Tosi. Da incendiario a pompiere

C’era una volta il centro-destra veronese con un leader carismatico come Flavio Tosi in formato padano, in grado di tenere insieme un arcipelago che andava dall’ultradestra del Veneto Fronte Skinhead, passando per Forza Nuova, per arrivare ai socialisti e ai democristian-dorotei , chiudendo il cerchio con la borghesia moderata che ruotava e ruota attorno alla Curia e alle due banche (la vecchia Mutua e la Cassa di Risparmio). E’ bastato che Tosi litigasse con Matteo Salvini per i patti a quanto pare non rispettati (si veda a questo proposito il libro di Marco Lillo sulle interecettazioni telefoniche che chiamano in causa il goveratore lombardo Roberto Maroni), perché un oceano di certezze andasse in fumo. Dalle elezioni regionali, per darsi una visibilità televisiva-nazionale, Tosi ha messo in piedi una sua Fondazione e un suo movimento (“Fare!”) che ha disorientato i suoi stessi elettori e amici.

Non passa giorno senza che gli ex tosiani rimasti nella Lega Nord di Luca Zaia attacchino quello che fino a ieri è stato il loro sindaco. E Tosi da qualche tempo ha alzato il tiro e risponde per le rime fuori dai denti. L’ultima bordata l’ha riservata all’ex presidente dell’Agsm, Paolo Paternoster, definito un «beneficiato ingrato» e dandogli appuntamento alle prossime amministrative. In attesa, lo spostamento al destra-centro di Tosi è sempre più evidente e il richiamo delle sirene lanciato da Angelino Alfano e i cui effetti si vedranno in autunno, dopo il referendum costituzionale, sempre più pressanti. Flavio parla da tempo di «nuovo movimento politico di impronta liberale e popolare», che punta a rappresentare quegli elettori che non vogliono votare Pd, ma non accettano la leadership di Salvini e la sua estrema destra populista. Un bel proposito, se non fosse che proprio nelle file di Tosi la rappresentanza della destra conta numerosi esponenti di spicco. Ma si sa, la politica è in grado di fare miracoli, cancellando storie e facendole finire sotto il tappeto.

E’ il caso per esempio di Andrea Miglioranzi, che ha un passato giovanile alla testa del Veneto Front. Memorabili le serate rock con i “Gesta bellica” e le canzoni per Eric Priebke con testi indimenticabili del tipo «io sono la camicia nera, la mia patria è la mia bandiera». Negli anni successivi ha via via mitigato le sue posizioni oltranziste diventando il coordinatore di quel gran calderone elettorale che è stata la “Civica” tosiana per Verona, nella quale erano finiti anche molti transfughi del PdL. Allora cacciati da Alfano, si stanno ritrovando nella stessa botteguccia. Sulla quale non c’é più neanche l’ombra di qualcosa che abba a che fare col fascio littorio, con la destra radicale, e neppure con la destra in quanto tale. Ma Miglioranza non fa una piega: «Io credo che Tosi continui a essere la migliore garanzia, per noi, di rimanere nell’ambito del centrodestra. E a me, più che i nomi, interessano la linea politica e i programmi» (Corriere del Veneto, 1 giugno 2016). La parabola é stata quella di tanti: ha indossato il doppiopetto e lasciato perdere le questioni identitarie e xenofobe, diventando presidente molto apprezzato di Amia, l’azienda che si occupa della raccolta rifiuti e che governa con una marcata autonomia rispetto all’altro tosiano di ferro Venturi (e che, bisogna dire, ha fatto di Verona la città più pulita d’Italia). Ora si ritroverà sempre più al centro, accusato con Tosi di fare accordi sottobanco con Matteo Renzi. Da incendiario a capo dei pompieri.

Ma questo è il prezzo che tutto questo mondo – un tempo ai margini della politica che conta e oggi ben addentro alla stanza dei bottoni – ha dovuto e deve pagare per stare vicino a Tosi e vedere, come al banco da poker, cosa succede. A meno che non esplodano prima del tempo le tensioni già palpabili all’interno del gruppo tosiano. Proprio Miglioranzi, infatti, per non dimenticare proprio del tutto le sue origini starebbe pensando a un suo gruppo. Una iniziativa non tanto ben vista dal fedelissimo tosiano Fabio Venturi. Ma tutto dipende dalla prossime mosse di Tosi, che sfoglia la margherita: destra, sinistra, centro…