Tav, Variati scarica responsabilità sui cittadini

L’amministrazione di centrosinistra ricorre ad un metodo riduttivo per mascherare decisioni prese più in alto

Sul tracciato dell’alta velocità a Vicenza in questi ultimi anni abbiamo visto più progetti, sempre pesantemente impattanti sul territorio comunale, anche se di volta in volta modificati la settimana dopo. Ora l’amministrazione comunale di Vicenza sta navigando nella nebbia e non avendo alcuna voce in capitolo, per richiedere soluzioni diverse, ha compreso che anche l’ultima proposta rappresenta solo una violenta e insana distruzione del territorio, senza che in cambio la città possa avere vantaggi reali.

I treni sulla linea alta velocità o simili non fermeranno a Vicenza e far passare altri due binari per il centro città in mezzo alle abitazioni, oltre ai grossi e dannosi disagi della lunga “cantierizzazione”, significa stravolgere la vita delle persone, a causa dei rumori e delle vibrazioni, derivanti dal passaggio non solo di “treni passeggeri”, ma soprattutto, delle centinaia di “convogli merci”, che transiteranno specialmente nella notte. L’amministrazione comunale, con una patata bollente del genere, cerca perciò di coinvolgere i cittadini, non per scelte migliorative, perché non ne ha più la possibilità, ma per corresponsabilizzarli in una scelta che già è stata fatta da altri o altrove. Così, si inventa un “sondaggio on line” uno strumento riduttivo e, sia pur per una percentuale minoritaria di cittadini antidemocratico: non è detto che in ogni famiglia ci sia un accesso a Internet.

Oggi, la città paga ancora una volta l’arroganza di un’amministrazione Variati che, in ben otto anni, non ha voluto istituzionalizzare i Comitati di Quartiere, organismi che avrebbero potuto permettere a tutti i cittadini, in semplicità e liberamente, di esprimersi in merito al più volte modificato tracciato e progetto dell’Alta Velocità. Il non aver voluto i Comitati di Quartiere, espressione della partecipazione popolare e democratica alle scelte “importanti”, è la conferma della volontà che il “Palazzo” non ha voluto interferenza alcuna nelle decisioni, di cui, oggi, non vuole assumersi direttamente la responsabilità. Si è così evitato un sereno e propositivo dialogo, che avrebbe permesso la “comparazione” tra i costi e i benefici dell’opera, cominciando dallo studio di fattibilità. Torna anche per l’occasione a questo proposito il detto secondo cui prima o poi, tutti i nodi arrivano al pettine.