Ferrauto: «Festival Jazz? Non é più una festa»

Il musicista vicentino trasferito in Francia deluso da New Conversations: «sempre più accademico e mondano»

Caro Alessio,
due anni, quasi, che manco da Vicenza, da quando sono andato a vivere in Francia. Ritrovo famiglia, amici, posti, consuetudini. Tutto è pressoché (apparentemente?) immutato. E’ la settimana del Jazz. Del festival, come momento di festa, poche tracce. Sempre più evento mondano, accademico e pseudo alternativo con i consueti codazzi polemici. «New conversations» è come taluni l’hanno voluto, è quel che altri hanno permesso diventi. Il Jazz, l’eredità Blues del suo DNA, muta, forse nelle aule dei conservatori (ascoltando “Devil Blues” di Mingus).

Ho portato i bambini a giocare a pallone a Campo Marzo, il Moresco è cosa indegna sotto la totalità dei punti di vista. Non manca la soluzione, manca la volontà di applicarne una sensata. Vicenza resta città bellissima, troppo poco tempo per cogliere, anche solo nella globalità, quel ch’è sicuramente cambiato (masticando una allsorts alla fragola).

Gli amici si dicono preoccupati, fortunatamente. Non tutti rassegnati. I sentimeni sono simili a quelli che stiamo vivendo in Francia. Qui si combatte quotidianamente e non solo nelle strade. L’embrione, di quel che somiglia sempre più ad una Rivoluzione, si sviluppa velocemente. So che in Italia qualcosa si sta muovendo, me ne compiaccio. Al prossimo Campionato Europeo, tiferò Albania. (fumando l’ultima sigaretta).

“Nostra signora della santa accelerazione non ci abbandonare ora!”
Elwood Blues