Riforma costituzionale? Scritta coi piedi

Basta analizzare qualche punto e si scoprono ignoranza e pressappochismo

In vista del referendum del prossimo ottobre siamo autorevolmente invitati a non perdere tempo con polemiche aprioristiche, ma ad entrare nel merito della riforma costituzionale. Come fosse agevole per i comuni cittadini discutere le modifiche della nostra legge fondamentale. E tuttavia è necessario farlo o quanto meno provarci. Le righe che seguono sono una opinabilissima riflessione su due commi di altrettanti articoli della nuova carta costituzionale il cui centro, come è noto, sta nel superamento del bicameralismo paritario (che condivido in pieno) e dalla nascita del Senato delle Autonomie.

Sulle competenze di quest’ultimo si sono addensati molti dubbi. Ad esempio il comma 5 del nuovo art. 55 recita: «Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica». A mio parere questa è una formulazione infelice perché rischia di rappresentare il Senato come un ens tertium distinto dallo Stato e dai suoi enti costitutivi, a loro volta reciprocamente separati e dunque bisognosi del sarto senatoriale. Se così fosse la funzione di raccordo svolta dal Senato sarebbe quella del filo rosso che tiene compaginato, che raccorda, tutto il nostro articolato ordinamento statuale, Governo, Camera dei Deputati, Regioni, Organi giurisdizionali, Presidente della Repubblica. Un assurdo costituzionale!

Non è da escludere che l’assurdità dimori solo nel mio ragionamento se non fosse che il concetto di raccordo è ripetuto subito dopo con le stesse parole e per di più viene ampliato a livello europeo: «[Il Senato] concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea». E l’ONU no? Ancora, nello stesso comma: «[Il Senato] valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori». Pessimo italiano ma vasto programma. A partire dall’individuazione dei “territori”: di montagna, di pianura, veneti, bavaresi, della Linguadoca? Senza contare che la verifica dell’impatto delle politiche dell’Unione europea dovrebbe spettare al Governo e alla Camera dei Deputati, e non essere competenza specifica del Senato delle Autonomie.

Senato e Camera dei Deputati attuali hanno votato anche lo sciocco comma che è stato aggiunto all’art. 64: «I membri del Parlamento hanno il dovere di partecipare alle sedute dell’Assemblea e ai lavori delle Commissioni». Ora, d’accordo che la politica sta scendendo con sempre maggior velocità e completa assenza di pudore lungo il piano inclinato della insignificanza, ma sembrano parole estrapolate dalla circolare di un assonnato burocrate. Tuttavia se qualcuno dei riformatori si fosse ricordato del comma 2 dell’art. 54, avrebbe scoperto che i Padri costituenti della prima Repubblica avevano distillato una formulazione molto limpida e per niente burocratica: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Poiché questo comma, per provvidenziale ignoranza, è rimasto intatto nella sua essenziale bellezza etica anche nella Costituzione riformata, i cittadini potranno operare ogni utile confronto e domandarsi se quello aggiunto sia stato scritto con la necessaria disciplina intellettuale e con il dovuto onore costituzionale. O no.

 

Leggi anche gli altri articoli di Vvox sulla riforma della Costituzione e il referendum:

“Né con Renzi né con Alessio”, di Alessio Mannino

“Referendum, il suicidio di Renzi“, di Giuliano Zoso

“Riforma Boschi, ecco perché votare sì”, di Claudio Rizzato

“Referendum? Come la guerra di Troia”, di Adriano Verlato