Vantini, quando essere “renzini” non basta

Sconfitta clamorosa del Pd nel Veronese: a S. Giovanni Lupatoto figuraccia del renziano veneto doc. E a Bovolone…

Dopo la sonora bocciatura alle amministrative del 5, si starà mangiando le mani, Federico Vantini (in foto), ripensando a quel fine 2012 quando, da pochi mesi sindaco di San Giovanni Lupatoto, rinunciò a candidarsi alle politiche. Col vento che tirava allora, per lui ci sarebbe stato un posto praticamente sicuro da deputato a Roma. In quel momento, dopo la performance dei renziani del Pd (di cui era coordinatore provinciale nel Veronese), preferì continuare l’esperienza da primo cittadino. Ora, dopo una stagione amministrativamente turbolenta, si ritrova a 38 anni con un pugno di mosche.

Nella sua popolosa San Giovanni, terzo Comune della provincia dopo Villafranca e Legnago, non ci sarà infatti nessun futuro politico per il biondo e aitante architetto dipinto come uno degli astri nascenti del renzismo. Il “Renzino” veneto per antonomasia. Al ballottaggio di domenica 19 ci andranno infatti Attilio Gastaldello, per il quale si è già mobilitato Matteo Salvini, e quel Remo Taioli che a distanza di un lustro, dopo essere stato lui stesso sindaco, si è preso la rivincita sull’ex enfant prodige, sostenuto al ballottaggio del 2012 per essere poi subito defenestrato dallo stesso Vantini.

Una prima vendetta si era consumata nel luglio dello scorso anno quando Taioli, con altri otto “congiurati”, aveva posto la sua firma sulle dimissioni che avevano chiuso anticipatamente, come nella più classica tragedia shakespeariana, l’esperienza Vantini. Così, dopo aver bollato Vantini come «sindaco abusivo» per via della bassa percentuale raccolta, lo aveva pugnalato alle spalle. E il 5 giugno, cioé pochi giorni fa, ha completato l’opera, lasciandolo nella polvere mescolato a un misero quanto inutile 13 per cento. Per il Renzino è stata un’autentica Waterloo.

Eppure per lui in questa tornata si era mosso per un aperitivo elettorale anche un ministro del peso di Graziano Delrio, calato a San Giovanni Lupatoto. Niente. E’ stata una disfatta. E l’ingloriosa fine di Vantini rischia di essere paradigmatica della vicenda del Pd, che a San Giovanni Lupatoto ha messo insieme appena il 5,6 per cento. Se si eccettua il successo personale del giovane segretario provinciale del Pd Alessio Albertini, eletto sindaco di un Comune peraltro di piccole dimensioni come Belfiore, è tutto un pianto.

Anche nell’altro grosso centro, Bovolone, che votava per la prima volta con il doppio turno, il Pd deve leccarsi le ferite. Al ballottaggio vanno infatti Emilietto Mirandola, appoggiato anche da Flavio Tosi, e un leghista doc come Alessandro Minozzi. Il Pd? Non pervenuto. La candidata Chiara Tessarolo è finita addirittura quinta, surclassata anche dai pentastellati. Eppure anche qui il segretario Albertini aveva schierato simbolo e insegne, sostenendo che il Pd sarebbe stato protagonista al primo e al secondo turno. Tutto rimandato. C’è tutto un tessuto da ricomporre. Ma il referendum sulla riforma Boschi é alle porte. E le amministrative 2017 di Verona sono dietro l’angolo.