Piccoli: «contributi a cultura, Zaia li chieda a Roma»

L’attore e regista vicentino: «non faccio parte dell’apparato». E sui Veneti: «tenaci, ma anche ambigui»

Piergiorgio Piccoli, vicentino, classe 1960, attore, regista e autore teatrale. Famoso per: essere uno dei capisaldi del teatro berico e veneto, con il Theama di Vicenza (e molte altre cose).

Come ti definiresti?
Appassionato ed eclettico.

Come ti vedi tra 20 anni?
Irrequieto nella mia immobilità.

Un tuo pregio e un tuo difetto?
Un mio pregio, una grande empatia con le persone. Un mio difetto, dover combattere troppe paure.

In quale Paese vorresti vivere?
Nel nord della Francia, quando vado lassù sto bene.

Qual è il tuo motto?Piccoli2
“La vita non va spesa nella ricerca della verità, ma nell’esercitazione del talento”.

Un libro da tenere sul comodino?
Ne ho talmente tanti sul comodino… Direi “Dissipatio humani generis”, di Guido Morselli.

Quale qualità apprezzi in un uomo e quale in una donna?
In un uomo l’umiltà, in una donna la spontaneità.

Un personaggio storico che disprezzi?
Dopo Hitler, Stalin.

Che genere di musica preferisci?
Mi piacciono il post rock, l’ambient e certe colonne sonore suggestive.

Un film cult che ami rivedere?
“Il silenzio degli innocenti”: è l’unico che mi diverte rivedere per le interpretazioni. Un altro è “Memento”, di Nolan.

Il tuo alcolico preferito?
È difficile da dire, dipende dall’occasione. Il superalcolico è il Negroni.

Cosa diresti a Dio, se lo incontrassi?
Che casino, ragazzo. Ti capisco.

Un luogo del Veneto che ami?
Alcuni paesi della Riviera Berica, nella zona di Castegnero, da Costozza a Villaga.

Tre aggettivi per descrivere i veneti?
Tenaci, ambigui, austeri.

C’è qualcosa che hai detto o fatto per cui ti senti di fare autocritica?
Sì, faccio autocritica per non essermi laureato, quando potevo farlo facilmente.

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È vero che in gioventù ti divertivi a fare scherzi in palcoscenico?
Non solo in gioventù, anche adesso. Uno simpatico che ricordo è stato quando ho legato un carretto al bottone di un attore che, al momento degli applausi, è rientrato in scena trascinandoselo dietro. Uno scherzo che ho subito, invece, è stato quando i tecnici hanno riempito una valigia di scena, che doveva contenere stracci, con dei mattoni. Ho tentato di sollevarla, ma ho dovuto rinunciare e fare a meno del bagaglio.

Cosa ne pensi dell’amministrazione della cultura in Veneto?
Da potenziare. I parametri per i contributi ministeriali sono imposti da Roma. La Regione dovrebbe farsi portavoce delle realtà locali nella capitale e raccontare chi lavora veramente.

Con Theama Teatro ti occupi anche di formazione. Qual è il segreto per essere un bravo attore?
Essere persone ricche. Ricche interiormente.

Il mondo del teatro è tipicamente di sinistra, mentre tu sei un “battitore libero”. Ciò ti ha creato problemi?
Non fare parte dell’apparato giova a chiunque ti voglia isolare. In un mondo così affamato come quello della cultura, trovare un pretesto per dichiarare che qualcuno non è allineato, o peggio adeguato, fa comodo.

Quale spettacolo sogni di mettere in scena, da attore o da regista?
Moby Dick. Come regista e anche come Ahab, devo dire. Mi piace questa idea dell’uomo e della sua ossessione.