Giorgini, “progressisti” sessuofobi vadano a quel paese

L’artista vicentino vittima del bigottismo politically correct della Santa Inquisizione sessuofoba (in nome della parità sessuale)

Non c’é solo il fanatismo omicida di chi usa l’Islam come alibi ideologico per dare un senso al proprio disadattamento (vedi i terroristi fai-da-te che si auto-arruolano su Internet al sedicente Califfato e un brutto giorno, quando la valvola gli parte definitivamente, si presentano in un locale gay ad Orlando in Florida e ammazzano all’impazzata, sapendo di porre fine così alla propria insoddisfatta esistenza). C’é anche un fondamentalismo progressista, pacifico, rispettabile, ammantato di diritti e di modernità, che non uccide, ma che in comune con tutti i fanatismi di questo mondo ha il fondo di intolleranza e sprezzo del ridicolo.

In piccolo, molto piccolo ma molto significativamente, é il meccanismo psicologico e politico di cui ha subìto le conseguenze Ale Giorgini, l’illustratore e vignettista vicentino con solido curriculum internazionale, che si é beccato la censura (sì, il nome giusto é: censura) dalla Santa Inquisizione spagnola delle pari opportunità fra generi. Secondo l’associazione contro le discriminazioni e la violenza contro le donne “Peton do Lobo”, é colpevole di aver disegnato un «poster sessista» che «promuove l’umiliazione della donna», in cui «il corpo femminile (una ragazza in bikini, ndr) viene presentato come oggetto di consumo e incita a tale attività, vanificando il lavoro di chi si impegna quotidianamente contro i maltrattamenti di genere» (Giornale di Vicenza, 14 giugno). Il reatro é gravissimo: delitto di lesa «uguaglianza tra uomini e donne nella società», ha sentenziato la locale commissione che vigila sulla parità dei sessi (pardon, generi).

Trattasi del manifesto di un festival di musica, “V de Valarés”, che si terrà ad agosto sulla Costa della Morte a una trentina di chilometri da La Coruña. L’immagine é  di un’innocenza quasi infantile, totalmente innocua anche per i più bigotti fra gli ultimi dei timorati di Dio. Ma il dio del politicamente corretto ha ereditato dal suo antesignano religioso l’odio puntiglioso anche per i minimi accenni di violazione della legge. In questo caso, la legge della parificazione. Perché sempre e solo la donna? – sembrano voler dire i torquemada del progressismo, paonazzi in volto dalla rabbia. Forse se fosse stato ritratto un ragazzo, non sarebbero scattati nel riflesso pavloviano dell’anatema. O forse, ancora peggio, sono davvero i nuovi odiatori del sesso, inteso estensivamente come rimando al corpo. Femminile, nello specifico.

Su questa china, la religione del correttismo sessuale porta dritto alla tabula rasa, all’annullamento, alla paura di mostrare la donna. Neppure l’androgino: la rimozione pura e semplice, il nulla. Per non dar fastidio, per non apparire offensivi, l’unica soluzione non può essere che l’autocensura. Nel frattempo, via alla censura. Che, ricordiamolo, é sempre stata imposta in nome del Bene. Ecco perché poi, reprimendo e rimuovendo, la libertà frustrata si incattivisce, accumula risentimento ed esplode in forme violente, abbracciando il Male. Meglio mandarli a quel paese subito, i rompicazzi “paritari”.