Bce: «ecco come BpVi ha rifilato titoli rischiosi»

La Banca centrale europea a conclusione dell’ispezione alla Banca Popolare di Vicenza, guidata dall’ispettore di Bankitalia Emanuele Gatti e condotta tra il 26 febbraio e il 3 luglio 2015, ha prodotto una relazione di 103 pagine «che non lascia scampo agli ex vertici della Banca». «Il consiglio di amministrazione – si legge nel documento, ripreso da Repubblica l’ex amministratore delegato Sorato, il Comitato rischi e il Collegio sindacale, ognuno per le proprie responsabilità, non sono stati attivi nel mettere in atto un sistema di gestione dei rischi efficace e globale».

«Sebbene non ci siano prove definitive sul coinvolgimento attivo dell’amministratore delegato», gli ispettori aggiungono che alcune operazioni «possono essere comprese solo alla luce della direzione e del coordinamento dello stesso Ceo». Secondo quanto riportato da Repubblica, sono ben 58 mila i profili di azionisti BpVi che «non risultano in linea con le normative Mifid», la direttiva europea che «impone di classificare i clienti in modo adeguato per fornire loro servizi finanziari appropriati».

«Gli aumenti di capitale del 2013 e del 2014 – si legge nel report Bce – sono stati portati a termine adottando un approccio non in linea con le normative Mifid, poiché la Bpvi non ha stilato il profilo di rischio completo dei clienti attraverso i test prescritti oppure li ha alterati a suo vantaggio». «Non hanno chiaramente identificato tutti i rischi legati ai processi e alle procedure – spiegano gli ispettori della Bce – come il prezzo delle azioni, la sottoscrizione di nuove azioni, le negoziazioni delle azioni medesime sul mercato secondario».

E coi due aumenti i soci sono arrivati a quota 108 mila, in crescita del 57% in quei due anni. Sarebbero 29 mila i nuovi azionisti coinvolti dalle scorrette modalità di definizione del profilo di rischio di BpVi, mentre altri 29 mila non sarebbero stati assistiti direttamente dalla banca ma solamente informati con una lettera a cui solo uno su dieci avrebbe risposto.

«I titoli sono sempre stati sovrastimati – prosegue il documento – come dimostra la costante e significativa differenza tra il valore dei titoli della Bpvi e delle altre popolari quotate, utilizzando medesimi modelli di valutazione». Il valore delle azioni di BpVi dal 2011 è stato assegnato da professionisti indipendenti, primo tra tutti il professore della Bocconi Mauro Bini che fino ad aprile 2014 ha ribadito il valore di 62,5 euro ad azione.

Determinando un “price to book value” che vale quasi il doppio di quello delle altri popolari italiane. «Tra gennaio 2013 e dicembre 2014 – scrive poi Repubblica – le richieste di riacquisto sono diventate insostenibili, tanto che la Vicenza si è trovata di fronte 15 mila ordini dal valore complessivo di un miliardo di euro».

Ma la popolare non aveva mai segnalato agli azionisti la possibilità che la liquidità sul titolo venisse a mancare, fino a marzo 2015 quando ciò è stato comunicato con una lettera. Nel frattempo però «almeno 200 ordini sono stati evasi con una priorità che non ha seguito la normale procedura per un controvalore di 21,8 milioni di euro». Infine il documento della Bce sottolinea come l’Internal audit «esercitò un controllo molto limitato e formale» e «la funzione non prestò attenzione nell’identificare il rischio-chiave».

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