«C’é stato un altro socio BpVi suicida»

Bertorelli (Casa Consumatore): «i parenti vivono in 45 mq». E denuncia un altro tentativo sventato. Laugelli (Ulss 4): «il risveglio dal trauma può indurre a gesti estremi»

Passato un giorno dal funerale del pensionato di Montebello Antonio Bedin, suicidatosi dopo aver perso i suoi risparmi a causa della maxi-svalutazione della Popolare di Vicenza, il Veneto é scosso. Ma quel che finora non si sa, é che quanto capitato tre giorni fa non è il primo episodio tragico. Un altro suicidio lo scorso anno ha funestato la provincia berica. E a questo si deve aggiungere anche un tentativo di suicidio. Lo rivela Elena Bertorelli (in foto), delegato nazionale della Casa del Consumatore: «Purtroppo siamo venuti a conoscenza di un tentativo di suicidio da parte di una 75enne e di un suicidio da parte di un signore di 49 anni che si è spento il giorno 8 giugno dello scorso anno. Entrambi sono azionisti di BpVi. Aggiungo che l’uomo era circa un mese che ripeteva continuamente alla sorella e ai conoscenti “mi hanno portato via tutti i soldi, io mi uccido” e così è successo. Ora la madre anziana dell’uomo e la sorella dializzata, entrambe invalide al 100%, vivono nell’appartamento della sorella sposata, che si è rivolta a noi».

Bertorelli rivela i dettagli di una notizia-shock: «Quest’ultima con marito e figlia in una con i parenti che si sono aggiunti a causa di questa triste vicenda, vive in uno spazio di 45 metri quadri. L’uomo che si è suicidato era l’unico in grado, oltre che di assistere materialmente le familiari, anche di gestire i risparmi della famiglia stessa. Risparmi che dovevano servire per ristrutturare la casa e per assumere una badante. Una volta scoperta la perdita degli averi di famiglia è caduto in uno stato di assoluta prostrazione e a tutti i conoscenti non parlava d’altro. Un giorno la sorella preoccupata perché non rispondeva è andata a casa e lo ha trovato impiccato. In questo momento stiamo cercando di raccogliere altre informazioni perché la sorella, in seguito a questa tragedia, è caduta anche lei in uno stato di profonda prostrazione psicologica».

Quanto al tentato suicidio la responsabile dell’associazione scledense racconta che «una famiglia dell’alto Vicentino si è rivolta a noi dopo che l’anziana madre, scoperta la verità sul fatto di aver perso i risparmi di una vita, è caduta in una profonda disperazione tanto che una notte si è alzata e ha assunto tutti i farmaci che ha trovato in casa per poi cadere al suolo. Il rumore ha per fortuna svegliato l’anziano marito che, non vedendola a letto, ha cominciato a cercarla rinvenendola priva di sensi sul pavimento del bagno. Ora è in trattamento farmacologico per depressione. La signora aveva lasciato due scritti. In uno fa espresso riferimento “alla banca”: gli scritti sono stati consegnati ai Carabinieri che li hanno trasmessi in Procura». Nel tratteggiare le due vicende Bertorelli spiega che gli anziani sono particolarmente esposti in frangenti di questo tipo rivelando al contempo che la sua associazione sta assistendo o aiutando diverse centinaia si anziani e che molti ancora stanno contattando il gruppo.

Una chiave di lettura di queste tragedie private prova a fornirla Emilia Laugelli, responsabile dell’unità di Psicologia Clinica Ospedaliera dell’ospedale di Santorso della Ulss 4. La specialista, in collaborazione con il professor Gianpiero Turchi (docente alla facoltà di Psicologia della Università di Padova), è coordinatrice del progetto “inOltre: la salute degli imprenditori” nato su input della Regione Veneto.La dottoressa Laugelli coordina un team di dieci psicologi che 24 ore su 24 tiene attivo un numero verde (l’800 334343, detto anche numero verde anti suicidi o anti crisi) che risponde alle chiamate delle persone, imprenditori in primis, colpiti dalla crisi economica che interessa il Veneto da alcuni anni. «Le persone anziane, quelle che hanno lavorato una vita sono soggetti ad alto rischio – spiega – si tratta di gente che ha condotto una esistenza spesso riservata nell’ambito della quale il lavoro duro portato avanti frequentemente nell’ambito esclusivo della cerchia familiare ha costituito un valore importantissimo, quasi assoluto. Di fronte ad eventi come il collasso delle banche queste persone si trovano di fronte al crollo di un mondo in cui riponevano attese e aspettative».

Le occasioni come assemblee dei soci, convegni, dibattiti, manifestazioni pubbliche «hanno avuto la duplice funzione di valvola di sfogo e di momento in cui la tensione accumulata era rimasta sospesa in attesa di novità che in qualche modo avrebbero potuto, almeno in teoria, far pensare ad una evoluzione più favorevole degli eventi. In realtà – precisa la dottoressa – il fatto che adesso il valore delle azioni sia giunto su livelli prossimi allo zero costituisce una sorta di risveglio dal trauma. Sono questi i momenti di maggior pericolo in cui si manifestano segnali che devono suscitare l’attenzione delle persone che stanno a fianco a chi ha patito questi rovesci finanziari: insonnia, inappetenza, apatia, stati confusionali, sensazioni di smarrimento sono alcuni dei sintomi tipici che vanno segnalati ai medici di base, ai familiari ma anche al numero verde come quello coordinato dall’Ulss 4». Nella speranza che non si ripetano più i casi come quello di Antonio Bedin.