Moretti, premio arroganza 2016

La capogruppo del Pd in Veneto non vuole vedere i fatti. Che però hanno la testa dura. E infatti il Pd, in queste amministrative se l’é rotta sbattendoci contro

In questa tornata amministrativa, non hanno portato a casa una vittoria significativa che sia una, in Veneto. Vivono in faida perenne, in un partito balcanizzato, che resta unito con lo sputo solo in virtù di ordini superiori (c’é il referendum, c’é il referendum!). Non hanno un leader riconosciuto, da queste parti (il povero De Menech rimane lì, a fare il segretario dimissionario, giusto per non chiudere la ditta). Conservano due soli capoluoghi di provincia, Vicenza e Treviso, che non danno grattacapi perché lontani dalle locali elezioni, e dove potrebbero giocarsela, a Verona nel 2017, sono divisi pure là. I Democratici veneti: un esercito in rotta, dove il bersaniano Zoggia a Venezia può arrivare a chiedere, papale papale, che Renzi lasci il posto di segretario nazionale del partito.

Ma per fortuna che c’é lei, l’Ale Moretti valente capogruppo in Regione. Lei sa come risollevare gli animi. Per la stratega Pd, il successo della Lega in Veneto ha una causa che puzza, e puzza parecchio: é il sistema clientelare del governatore Luca Zaia. Ma certo: se il Carroccio di qui tiene, e tiene bene, non é perché è una specie di Csu bavarese solo più rude e cruenta, una neo-Dc con meno galateo ma altrettanta abilità nell’essere (o sembrare: risultati pochini, in effetti) “sindacato del territorio”, di cui Zaia é il portato più che l’artefice. No: é perché questa abilità, in realtà, é perfido e maneggione clientelismo. Nessun riconoscimento delle specificità civiche degli amministratori leghisti (la Lega, dopotutto, é il più vecchio partito della Repubblica, nel male ma anche nel bene), nessuna capacità di vedere i meriti dell’altro e i torti propri, men che meno nessun cenno di autocritica. Anzi: ha il coraggio di parlare di opposizione forte. Dio acceca chi vuol perdere. E fa dire alla Moretti le penose cose che dice. Proviamo sincera pena per lei. Che Renzi l’abbia sempre in gloria.