Un comunista a Verona: «Pd non s’allei con Tosi»

«L’eredità del sindaco fa tremare i polsi». Ma il capogruppo Sel non si sbilancia sul probabile ballottaggio nel 2017

Ha un sogno per Verona in vista delle prossime amministrative del 2017, Giorgio Gabanizza: mettere insieme la sinistra sociale e la sinistra politica della città. Sogno, miraggio o realtà? Parla con afflato ideologico, il capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà in consiglio comunale a Verona, quella che gli deriva da anni di militanza nel «grande Partito comunista», una vita da consigliere prima comunale e poi regionale a pugno rigorosamente chiuso. Una sigla, quella di Sel, a cui si é aggiunta un’altra: SI, che sta per Sinistra Italiana, un’associazione che va dagli ex Pd di Fassina alla lista Tsipras e che, a dicembre, darà vita al nuovo “Partito della Sinistra”. Doveva esserci anche Pippo Civati: eletto a Monza, ma residente a Verona, per ora va per la sua strada, di nome “Possibile”. L’impegno è quello di costruire il quarto polo. «Ci sono i Democratici», spiega Gabanizza, «il centrodestra, i grillini e qua e lè il quarto polo, come a Sesto Fiorentino, dove è stato eletto sindaco un nostro candidato». Il prossimo appuntamento politico é il referendum costituzionale ad ottobre. «Bisogna essere chiari: sul referendum noi siamo contro Renzi, non contro il Pd. Anche nel merito posso dire che quando facevo il consigliere regionale mi sono reso conto che la mia giornata avrebbe dovuto essere più lunga. Ora con la riforma di Renzi qualche consigliere regionale si dovrà presentare anche in Senato. Non immagino cosa accadrà. Per quanto mi riguarda, io sono per un Parlamento monocamerale eletto con il sistema proporzionale. Siccome non va così, allora saremo accaniti oppositori al renzismo. Per rilanciare il centrosinistra va sconfitto Renzi. E’ il Pd che deve tornare nel solco della sinistra, che oggi non marcano».

Proviamo a immaginare che al referendum abbia già vinto Renzi. Che si fa?
Allora andremo in montagna come fecero i partigiani.

Mi pare di capire che per voi il vero nodo politico sarà il Pd dei vari Albertini, Salemi, Zardini, Rotta.
Abbiamo letto, come tutti, il documento votato quasi all’unanimità dal Pd provinciale, ma sono dei replicanti di Renzi. Pare di capire che si faranno alleanze solo con chi vota la riforma di Renzi. Allora da una parte dicono che Flavio Tosi è un antagonista, ma si faranno alleanze solo con chi vota sì al referendum. E Tosi ha già fatto sapere che lui sarà dalla parte di Renzi. E allora? In questo modo è il Pd che si mette fuori da un’alleanza con noi e tradisce l’impostazione con la quale si vorrebbe ricomporre il centrosinistra. E’ un ossimoro quello del Pd: Tosi ha fallito, ma siccome Tosi vota sì allora… viva Tosi. E invece no. Non si fanno alleanze con chi ha ridotto la città nello stato di abbandono nel quale si trova.

Qual è il più grande fallimento di Tosi?
Ha mancato tutti i suoi obiettivi. Noi abbiamo combattuto Tosi e i suoi obiettivi. Fortunatamente è stato chiuso il capitolo di Ca’ del Bue. Fortunatamente è chiusissimo il capitolo del traforo lungo o corto. Non vedrà la luce il filobus. Ha voluto abrogare la metro di superficie e non è riuscito a far partire il suo progetto più modesto di filobus. Clamorosa è poi la situazione della Fondazione Arena, le cui responsabilità sono in capo al presidente (Tosi) e al sovrintendente  (Girondini): ora il risanamento viene fatto pagare ai lavoratori e al corpo di ballo. E’ il fallimento urbanistico, per non parlare della questione morale che ha investito questa amministrazione. La logica è sempre la stessa: l’amministrazione non governa il territorio, ma si fa condurre per mano dalle esigenze dei privati. Tutti i piani urbanistici ipotizzavano una crescita demografica fino a raggiungere i 273 mila residenti, ma nonostante “l’invasione” degli stranieri (scherza e sorride) che non c’è, la popolazione è diminuita. Nella corona cittadina si calcola che ci siano 30 mila appartamenti inutiizzati. Il governo del  territorio è uno dei grandi problemi che hanno peggiorato la città.

Un lungo elenco di promesse mancate. Niente da salvare?
Vogliamo parlare dell’Arsenale? Vogliamo parlare del Museo di storia naturale? Presto avremo un museo diviso in due sedi. Perfino il presidente di Cariverona si è accorto che stiamo sbagliando. Ma siamo ancora in tempo per portare a Castel San Pietro il museo della città.

E il Tosi della sicurezza?
E’ partito con la lotta al diverso, ma poi, per problematiche interne alla Lega, sfumata la sua ascesa ai vertici del Carroccio, si sta dedicando più ai viaggi in Calabria e in giro per l’Italia per curare il suo movimento. Di quella stagione e dei suoi provvedimenti risibili come le multe a chi mangiava panini davanti ai monumenti o le panchine antibarboni, restano solo i cartelli dei divieti che nessuno osserva.

Nel frattempo la crisi economica sta presentando il conto anche a Verona.
Sono mancate le risposte per politiche attive del lavoro. Tante fabbriche hanno chiuso, ma non si è andati oltre la rateizzazione delle bollette per i lavoratori in difficoltà. Però bisogna riconoscere che su questo terreno non ci sono solo le colpe di Tosi, ma c’è il fallimento di una classe dirigente. Dov’è finito “Star”, il parco scientifico e tecnologico? La risposta veronese non è stata all’altezza. Questi sono i macigni.

La fresca vittoria dei 5 Stelle ha riportato alla ribalta la situazione delle periferie. Come giudica la situazione?
Anche qui siamo stati inascoltati. Vanno riqualificate, ma come? Il Comune ha un patrimonio immobiliare immenso. E allora, per esempio, dobbiamo creare in ogni circoscrizione un luogo di aggregazione per i giovani, per dare un’alternativa allo sballo.

L’eredità che lascia Tosi?
Ci fa tremare i polsi. Qui c’è da lavorare per una ricomposizione della città, dal punto di vista urbano stravolto dai centri commerciali, da traffico e smog e del tessuto sociale.

Porti pazienza Gabanizza, ma data la vostra forza questo rischia di essere un libro dei sogni. Al ballottaggio alle comunali 2017 come vi comporterete?
Fatemi questa domanda quando accadrà. Il referendum di ottobre sarà decisivo.

(ph: http://www.terravivaverona.org)