La disastrosa Moretti? Viene da lontano…

L’ex “ladylike” del Pd non é una scheggia impazzita. E’ da molto tempo che certa sinistra in Veneto fa di tutto per perdere voti e credibilità

Questa volta non sono d’accordo col direttore Mannino, quando ha dato il “premio arroganza 2016” ad Alessandra Moretti.  L’avv. (e già deputato nazionale, già deputato europeo, già vicesindaco di una città che amo) Alessandra Moretti, parla con cognizione di causa. Non è stata infatti lei la degna anticipatrice della disfatta elettorale del Pd? Ma certo che sì, non si può dimenticarlo: è successo alle elezioni regionali di appena un anno fa, quando ha dimostrato la sua capacità politica conseguendo il secondo peggior risultato in assoluto di tutta la lunga storia elettorale della sinistra veneta. Non è da tutti. E infatti i Cacciari, i Carraro, i Bentsik non c’erano riusciti. Ma lei, forte del suo curriculum di “ex”, sì!

Ed ha ragione a prendersela con Zaia, l’ultimo “doroteo“: già, perché questi mancherà sì del vecchio galateo democristiano, ma dell’antico partito di maggioranza assoluta ha la conoscenza del Veneto profondo, ancestrale, fatto di furbizia e di paure. Quello stesso Veneto che la Nostra ex-tutto pensava di “imparare” arrivando, nella sua corsa elettorale dello scorso anno, a toccare – seppur per poche ore – tutti i 579 comuni della regione. Non imparò nulla, e disse (e scrisse) dell’imprenditoria veneta in drammatica sofferenza cose di una banalità disarmante. Quasi analoghe a quelle espresse a suo tempo da quel Massimo Calearo, già presidente di Confindustria Vicenza, che alle politiche del 2008 Veltroni volle capolista del Pd nella Circoscrizione Veneto 1. Un colpo davvero “geniale”, quello del fondatore del Partito Democratico: Calearo abbandonò infatti quasi subito il partito per il quale era stato eletto (pardon, “nominato”!), divenendo uno dei più “disinvolti” trasformisti parlamentari di quella bruttissima stagione politica.

Come dire, gentile direttore, che il disastro del Pd veneto viene da lontano, ed ha molti padri. Tanto che verrebbe da “assolvere” l’incongrua Moretti, sia per la sua disfatta alle Regionali che per le sue improvvide parole di questi giorni. E invece no. Quando si perde, non ce la si può prendere con l’avversario (in questo caso la Lega del “doroteo” Zaia), imputandolo di essere l’erede del sistema-Galan. Già, perché di leghisti indagati io ne ho visti pochini, mentre invece qualche nome eccellente del Pd veneto brilla di luce propria nella inchiesta su Mose e dintorni. Un po’ di onestà intellettuale credo non guasterebbe nemmeno alla più volte “ex”. Alla quale, se non vuole riconoscere che il Pd ha commesso errori clamorosi (e nefasti per il Veneto, prima che per se stesso!), mi vien da suggerire una piccola lezione di stile del presidente Giuseppe Saragat, quando – alle politiche del 1953 – il Psdi di cui era segretario subì, nonostante l’ottimismo della vigilia, un clamoroso rovescio. Ebbene, egli non se la prese né con gli avversari politici né con gli elettori, ma semplicemente inveì contro “il destino cinico e baro”.

Anche se, parafrasando Cesare Pavese, il Pd (e la Moretti) farebbero meglio a interiorizzare il concetto che “perdere” è sempre colpa di chi è sconfitto. Magari per evitare di ripetere sempre gli stessi errori. E di errori la sinistra in Veneto ne ha compiuti a iosa: a partire da quando (fine anni Cinquanta del secolo passato) essa dipingeva la imprenditoria minore, che cominciava a cambiare in meglio il volto produttivo e sociale della regione, nulla di più che la serva del grande capitale nello sfruttamento dei lavoratori.