La Lega: «Verona 2017, Tosi appoggerà il Pd»

Amministrative 2017, il segretario provinciale del Carroccio veronese prevede una partita a tre: «centrodestra, Pd e M5S». E sul sindaco: «era un amico, ora é solo un traditore»

Nella grande articolazione – per usare un eufemismo – che regna a Verona in vista delle prossime amministrative nel 2017, tra un centrodestra variegato come non lo è mai stato e un centrosinistra diviso tra primarie e ricerca di un candidato il più rappresentativo possibile da portare al ballottaggio, c’è una certezza: a fornircela é il segretario provinciale della Lega, Paolo Paternoster. «A Verona», dice, «ci sono tre poli: Pd, Cinque Stelle e centrodestra». Se gli si chiede chi saranno i suoi avversari risponde serafico: «Pd e Cinque Stelle». Ma   se invece gli si pone un interrogativo che parte con il nome “Tosi” o l’aggettivo “tosiano”, allora sbotta di brutto, sia pur con un distinguo. «Quelli che erano nella Lega», spiega scandendo le parole, «e che hanno tradito per andare con Tosi e che abbiamo cacciato… quelli non faranno mai parte delle nostre liste».

E i diversamente tosiani, ovvero quelli che potrebbero o starebbero già passando con voi?
Con tutti quelli, diciamo così, dell’habitat Tosi, il discorso è aperto. I civici, quelli di Forza Italia che ora sostengono l’amministrazione per responsabilità, o perché non sanno cosa fare, sono già venuti da noi a chiedere che intenzioni abbiamo. Con loro stiamo già parlando. “Perché no?”, ci siamo detti.

Quindi vi muoverete per ricomporre l’arcipelago di centrodestra?
Ci sarà la lista della Lega, quelli che alle regionali hanno appoggiato Zaia, ci sarà “Battiti” dell’ex assessore Federico Sboarina, e l’Officina del senatore Danieli. State tranquilli che a Verona non succederà quello che si è visto a Roma. Certo, noi siamo il socio di maggioranza e avremo l’ultima parola, ma si valuterà il peso che arriverà dalle civiche.

La Lega, che ha già lanciato la sua campagna elettorale, parte con un primo progetto pre-elettorale: un questionario che sarà sottoposto ai cittadini nei mercati rionali. I primi chiamati a rispondere saranno quelli di Borgo Venezia. In luglio ci sarà poi un primo sondaggio e un altro in ottobre dopo il referendum. E le primarie di centrodestra?
Di sicuro non le faremo.

E con Forza Italia, anzi con i gruppi di Forza Italia presenti a Verona?
Con loro c’è dialogo. Parliamo con la Bonfrisco, con Sachetto, con Giorgetti, con Bendinelli. Del resto una prova c’è stata alle ultime amministrative, dove abbiamo fatto accordi in quasi tutti i Comuni.

Vi hanno accusato di averli fatti anche con il Pd.
A Tregnago e Roverè c’era da fare i conti con i tosiani. Per avere una chanche abbiamo votato uno un po’ sinistrorso, ma non era certo il segretario provinciale del Pd che invece è stato eletto con l’appoggio dei tosiani.

Quindi secondo lei come andrà l’anno prossimo?
Noi andiamo al ballottaggio. Con il Pd, ma dipende da loro, ma forse anche con i grillini. Solo nel 2002 ha vinto il centrosinistra con Paolo Zanotto, ma è stato un caso legato a divisioni interne al centrodestra. Avete visto che anche alle regionali Tosi è arrivato terzo. Per la sua continua ambiguità ha perso i numeri. La gente non apprezza questo avanti e indietro. Ci sarà la convergenza sul programma e di sicuro non ripeteremo Roma e Torino.

E Tosi che farà?
Al primo turno correrà da solo con un candidato di sua fiducia e al secondo, se c’è il Pd, appoggerà il centrosinistra. Ma aveva visto che a Roma ha portato sfiga a Giachetti… Tosi lo sa: nella Lega c’è una porta grande per andare e una piccola per tornare. Non se ne parla. Abbiamo avuto degli esempi alle regionali. Ci avevano chiesto di tornare indietro, ma chi ha tradito una volta lo farà ancora. Restino nel loro partito.

Rottura insanabile, insomma.
La rottura c’è stata nel marzo del 2015, ma si doveva fare prima. Già alla fine del 2013 c’era stata la vicenda delle dimissioni dell’assessore Giorlo, la vicenda giudiziaria del vicesindaco Giacino. C’erano state le dimissioni di Corsi, mentre Toffali e Pisa sono rimasti con Tosi. Il Flavio primo è stato eccellente. Il Flavio secondo ha voluto invece cancellare Forza Italia per mettere il peggio della sua civica e lì sono successi i casini.

Ma voi avrete sbagliato qualcosa, no?
Sì. A dargli fiducia per troppo tempo. D’altra parte era segretario nazionale della Lega nord, era segretario veneto, era il vice di Maroni. Abbiamo portato pazienza e mandato giù bocconi amari. Lui ha proseguito nel suo progetto, che era quello di distruggere la Lega dal suo interno. Allora non abbiamo più sopportato. Tosi ha cercato di emergere a livello nazionale, ma non aveva né i numeri, né le capacità. E poi ha fatto un errore gigantesco: sfidare Zaia. Gliel’avevamo detto: chi esce dal partito, è morto. Ma lui è andato avanti e ancora oggi no capisco perché.

Sento un certo rammarico, anche affettivo.
Sono deluso. Quattro anni fa Flavio ha celebrato il mio matrimonio. Eravamo legati da un’amicizia che credevo profonda, politica e sportiva. Gli ho sempre voluto bene. Lo abbiamo sostenuto dal 1994. Dal signor nessuno che era lo abbiamo fatto diventare grande. Sono mortificato.

Tutta colpa della rivalità con Salvini?
C’è qualcosa di più, ma non so cosa. Noi gli abbiamo voluto bene, ma lui ci ha tradito.
Forza Italia pensa ad Alberto Giorgetti come candidato sindaco, pare con la benedizione di Berlusconi. E il vostro?
C’è Tosatto, c’è Coletto, c’è un bravo ragazzo come Luca Zanotto. E c’è Giorgetti. Non ne facciamo una questione di nomi. Vedrete che dopo il referendum, al quale voteremo un no secco per non vedere le stesse porcherie della cosiddetta cancellazione delle Province, ci sarà una valutazione veloce della coalizione e tutti insieme lo decideremo. E non sarà una battaglia contro Tosi.

Vi dovrete misurare sui temi caldi dell’amministrazione. Qual è, secondo lei, il fallimento più grande di Tosi?
La Fondazione Arena. E’ il simbolo, in negativo, della seconda amministrazione Tosi. Non può presiedere l’ente lirico per otto anni con il suo prediletto e portarlo sull’orlo del fallimento. Benedetto l’intervento del ministero, altrimenti sarebbe stato un disastro. Il ministro, per fortuna, ha estirpato la questione dalle mani di Tosi. Il commissario Fuortes ha tutta la nostra fiducia, ma è il traghettatore e quindi va ripensato il futuro. Per non parlare dell’indotto. Ci sono fornitori non pagati, che falliscono.

E la promessa mancata, di Tosi?
Il traforo delle Torricelle. L’ho voluto anch’io con l’assessore Corsi. E’ vero che dal 2007 a oggi il mondo è cambiato. Però se da parte di Tosi ci fosse stata maggiore attenzione, il cantiere sarebbe già iniziato. Doveva comportarsi come aveva fatto agli esordi e invece va avanti e indietro dalla Sicilia e dalla Calabria. Ma cosa va a fare? Così la città resta indietro. Il traforo comunque resterà nel nostro programma. Sarà un traforo diverso e meno costoso. E’ vero che c’è la crisi, ma le infrastrutture servono.

E del filobus che mi dice?
Il 18 marzo Tosi ha inaugurato il cantiere. Sono passati 120 giorni ed è tutto fermo. Serve un discorso serio con Atv, verificare i flussi di traffico e vedere se il progetto sta in piedi dal punto di vista economico. Sennò si cambia strada e si acquistano 200 autobus e li mettiamo a metano.

Lei che è stato anche presidente dell’Agsm. Come la mettiamo con Ca’ del Bue?
L’inceneritore non si fa più. I contributi comunitari non ci sono più, i rifiuti non sono sufficienti e Zaia ha detto che non farà arrivare quelli da fuori regione e allora va ripensato un polo per il riciclo per i rifiuti solidi urbani di città e provincia. Oggi il trattamento dell’umido e dei fanghi è in mano ai privati. Vogliamo parlare della raccolta differenziata. Quando c’ero io è passata dal 30 al 50 per cento. Dal 2010 la città è ferma. Dov’è finita la raccolta porta a porta? Dov’è finita la grande holding tra le aziende? L’amministrazione comunale ha deciso che i nuovi progetti devono passare dalla giunta, ma la testa, Tosi ce l’ha altrove.

Ma allora che eredità resta di questi due lustri del suo ex amico e compagno di partito?
Il deserto.