«Allarme Unesco, nascosto per 4 mesi da Variati»

La Leder: «Party a Borgo Berga e propaganda su Tav, mentre l’Onu aveva già denunciato il rischio di togliere il riconoscimento»

Pubblichiamo l’intervento di Francesca Leder, docente di urbanistica all’Università di Ferrara, autrice degli esposti all’Unesco riguardanti Vicenza.

La partecipazione dei cittadini alla vita pubblica è un tema di grandissima attualità. Il coinvolgimento delle comunità locali nelle scelte che riguardano il loro futuro, e il futuro dei luoghi in cui vivono, rappresenta un’efficace cartina di tornasole di ciò che si definisce buongoverno, terreno sul quale si misura non tanto, come si illudono alcuni, il successo politico di una amministrazione comunale, quanto piuttosto la capacità che questa stessa ha di compiere scelte condivise, dando voce ad una comunità varia ma coesa offrendole spazi e modi per potersi esprimere e per poter dare il proprio contributo.

Se si guarda alla storia urbanistica di Vicenza, la più recente soprattutto, ci accorgiamo di quanto essa sia stata, ed è tutt’oggi, esito di scelte insindacabili, calate dall’alto, in alcuni casi duramente imposte. Una pratica politica egoista e arrogante, sostanzialmente miope, che nega il coinvolgimento dei cittadini, ipotecando il loro presente e il loro futuro, impedendo l’affermarsi di quel principio fondamentale che è il “diritto alla città“, così definito dal filosofo e sociologo francese, Henry Lefebvre, noto a chi si occupa, non in modo strumentale ed estemporaneo, di partecipazione.

E’ di queste ultimissime settimane la notizia che l’Unesco, che nel 1994 ha accolto il centro storico di Vicenza e le ville del Palladio nel Veneto nella Lista dei beni patrimonio dell’Umanità, ha inviato a Vicenza una delegazione di funzionari per constatare sul campo l’effettivo stato di salute del patrimonio culturale iscritto nella World Heritage List e per valutare la qualità dell’impegno del Comune nel farsi garante della tutela e della protezione del bene, come previsto dalla Convenzione Unesco del 1972. Le ragioni del sopralluogo sono scritte nelle numerose segnalazioni presentate da cittadini, comitati e associazioni alle diverse istituzioni responsabili della la tutela del bene (Comune, Soprintendenza, Ministero dei Beni Culturali).

Sono ragioni che prendono avvio dalle denunce per la palese incompatibilità dell’insediamento della base americana Del Din (con tutte le conseguenze di impatto territoriale che questa comporta), seguite da quelle immediatamente successive, relative alla costruzione di Borgo Berga, sino alla più recente richiesta di valutazione dell’impatto del progetto di attraversamento della città della linea di Alta velocità/Alta capacità ferroviaria e del pesantissimo corredo di opere infrastrutturali, di demolizioni di edifici e più in generale di grave alterazione delle condizioni ambientali e paesaggistiche dell’area. Ragioni serie. Ma non per tutti. Snobbate, persino irrise, dai rappresentati dell’amministrazione comunale, attentamente considerate e valutate dai funzionari UNESCO-ICOMOS i quali, studiati i progetti e viste di persona le loro realizzazioni, lo scorso 2 febbraio 2016 hanno trasmesso al Comune di Vicenza una nota inequivocabilmente severa e allarmata resa pubblica dall’assessore Bulgari d’Elci e trasmessa alla stampa solo il 14 giugno scorso (RapportoICOMOS_ENG) (Vicenza_EsameTecnico_ICOMOS).

Chi segue con continuità e passione civica la vicenda di cui stiamo parlando valuta quest’ultimo capitolo come uno dei più densi tra i tanti che si sono succeduti in questi anni, capace di offrire alla città (ai suoi cittadini) lo spunto per una riflessione ancora più profonda. Da un lato pesano come pietre le parole dell’analisi tecnica fatta dai responsabili Unesco, che rimproverano l’amministrazione comunale di non aver rispettato gli accordi sottoscritti con la Convenzione e, più nel concreto, di aver proceduto a trasformazioni urbanistiche gravemente lesive dell’integrità del bene. Dall’altro, la pubblicizzazione tardiva del documento giunto a febbraio, fotografa e misura il grado di irresponsabilità di questa amministrazione nell’aver taciuto per oltre quattro mesi una notizia tanto importante e soprattutto così pesantemente condizionante le delicatissime scelte urbanistiche in corso.

Basti pensare al modo in cui la giunta Variati è andata a raccontare ai cittadini dei quartieri la bontà del progetto Alta Velocità ferroviaria, nascondendo il fatto che l’Unesco considerava quel progetto pesantemente impattante per il bene culturale, sia nella forma in cui è stato inizialmente pensato (due nuove stazioni, raddoppio della linea, tunnel sotto il Monte Berico) ma anche nella versione attuale, come il Consiglio comunale ha votato ieri (speravo in qualche esame di coscienza dell’ultimo minuto), al termine di una consultazione pubblica a dir poco patetica. Ancora: si ripensi alle difese avanzate dall’amministrazione comunale per attenuare, se non addirittura negare, la propria responsabilità nell’aver avvallato, senza colpo ferire, il progetto di Borgo Berga, averlo più volte celebrato partecipando in veste istituzionale a party di pseudo-beneficienza, a happening mondani o a tagli di nastri inaugurali, motivati da ragioni tanto illogiche quanto inopportune. Il tutto mentre l’Unesco recapitava al Comune la durissima nota e attendeva di avere con urgenza risposte ai quesiti posti a proposito sull’insediamento già ampiamente, costruito come anche sul mancato trasferimento di informazioni, procedura prevista dalle Linee Guida della gestione del Sito (paragrafo 172), passaggio obbligatorio per poter valutare la compatibilità dell’intervento.

La conclusione di questo mio ragionamento si apre a due domande, molto semplici. Può questa amministrazione comunale, con questi limiti e queste responsabilità di pessima e dannosa gestione del sito Unesco ricoprire, ancora, questo delicatissimo compito? E ancora: possono tutti i cittadini, quotidianamente impegnati nella cura della loro città e nella tutela del patrimonio culturale subire l’umiliazione di giudizi tanto severi da parte dell’Unesco per avere, come città, e non invece come sola amministrazione comunale, contribuito a danneggiare in modo irreversibile il patrimonio culturale palladiano compromettendo per sempre la sua unicità? Francamente io credo che questo non possa avvenire.

Chi in questi anni ha denunciato gli scempi e continua a farlo, non può farsi carico di responsabilità altrui, frutto di esercizi di arroganza e presunzione senza limiti. Per questo credo sarebbe utile chiedere all’Unesco il commissariamento del Comune sotto il profilo della sua provata incapacità a tutela il bene. Una sfiducia formale da cui possa derivare un cambio di rotta drastico sulle scelte urbanistiche e culturali della città, utile dunque a Vicenza anche, ma non solo, per cercare di mantenete il riconoscimento Unesco. Un cambio di rotta da cui possa nascere, grazie la lezione palladiana, immensa eredità spirituale e materiale, un nuovo civismo che apra la via a “un nuovo umanesimo, apertamente sorretto dagli strumenti attuali, non alternativi, semmai complementari alla sua storia”, come auspicava nel 1995 l’architetto Marco Todescato, mentre si celebrava il riconoscimento UNESCO da poco ottenuto.

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