Chi osa criticare Tosi é «disfattista» (tranne Bertucco del Pd)

L’opposizione di centrodestra fotografa la realtà delle promesse non mantenute dal sindaco veronese. Che ribatte così

Disfattisti. Era un bel pezzo che non si udiva risuonare questa parola, che fa tanto Seconda Guerra Mondiale. Così, sentirla usare in questo nuovo millennio dall’ex leghista Flavio Tosi, convertitosi negli anni, con un doppio carpiato con avvitamento, all’eterno doroteismo veneto (banche, fondazioni, assicurazioni e preti), fa un certo effetto. Soprattutto se i destinatari sono tutti suoi ex amici d’infanzia politica e sportiva nonché ex alleati: la Lega Nord di Paolo Paternoster, Fratelli d’Italia di Ciro Maschio, Daniele Polato di Forza Italia, Federico Sboarina suo ex assessore (e oggi presidente dell’associazione Battiti). Praticamente una buona parte del centrodestra che si troverà ad affrontare alle prossime amministrative

Il termine disfattismo, per la verità nato in Francia durante la Grande Guerra, è collegato al tradimento: con riferimento alla guerra veniva usato per riferirsi alla visione secondo la quale la sconfitta sarebbe meglio della vittoria. Ma perché gli ex amici di Tosi sono stati bollati dal loro ex capo come “disfattisti”? Secondo Tosi, come degli avvoltoi sono lì che sperano che le cose vadano male, aspettando di infliggergli una sonora sconfitta alle elezioni. Di mezzo, secondo i “disfattisti”, ci sarebbero tutti i grandi progetti che Tosi, nonostante un regime durato dieci anni, non riuscirà a veder realizzati.

Primi fra tutti il filobus e il traforo. L’unica attenuante che Paternoster, Maschio, Polato e Sboarina gli riconoscono è solo la crisi economica. Per il resto la ricostruzione dei due lustri di Tosi è chiarissima: entusiasmante l’avvio del Tosi 1.0 con qualche crepa nel finale del primo mandato; disastroso il Tosi 2.0, che ha dimenticato la città per dedicarsi più a se stesso, al suo movimento e alla carriera personale. Nella Russia di Lenin, che pure aveva reso importante il concetto di “disfattismo rivoluzionario”, Tosi avrebbe fatto una brutta fine. Ed è quello che i “disfattisti” politicamente prevedono quando parlano di Tosi “traditore” della Lega e degli ideali di gioventù. Ecco allora che il sindaco farebbe bene a rispondere nel merito delle questioni aperte, perché l’eredità che resta, con tutti gli importanti dossier aperti, è pesante per la città.

Tosi, da buon politico, non fa distinzione tra il primo e il secondo mandato e continua a ripetere che i «veronesi sanno tutto quello che abbiamo fatto per la città in questi nove anni», ma sa che è il presente ad essere sotto gli occhi di tutti. Così si augura, cuore in mano, che «tutto vada avanti». Filobus, Traforo, Arsenale, Fondazione Lirica sono quattro macigni sulla sua strada. Ha buon gioco il capogruppo democratico Michele Bertucco a sottolineare come l’archiviazione del cimitero verticale sia stato l’ennesimo buco nell’acqua dell’amministrazione, che il bilancio dell’Agec ha dato un encefalogramma piatto, che l’Arsenale è di nuovo in un vicolo cieco, che il Traforo delle Torricelle è finito nell’abbraccio mortale del project financing, che sulla Fondazione Cariverona, senza la quale il Comune farebbe fatica a chiudere i propri bilanci, ha scambiato fischi per fiaschi. Però Bertucco, che é del Pd, non si è preso del disfattista. Che sia merito di Renzi e Alfano?