Roi, che significa il minuetto fra Zonin e Breganze?

Molte ombre sulle dimissioni del solo presidente e sul bilancio della fondazione. Cosa c’è sotto?

Ieri sul Giornale di Vicenzaé uscito un articolo nel quale si parla del bilancio della Fondazione Roi (2015) e delle dimissioni del presidente Zonin. Io non so cosa pensino quei signori del cda della Roi, ma da fuori, da cittadini che hanno a cuore l’interesse pubblico, specificamente culturale, il panorama è desolante. Dallo specchietto di bilancio inserito nella pagina si capisce poco o nulla. Come oramai anche i bimbi sanno, un bilancio può essere presentato dal lato più fotogenico, ma per sapere come stanno veramente le cose ci vuole quello ufficiale con la sua bella relazione a latere.

Con gruppo di persone con cui abbiamo firmato l’appello alle dimissioni di Zonin e del cda della Roi abbiamo da tempo richiesto all’Ufficio regionale deputato a ricevere i bilanci delle onlus di avere una copia di quello della Fondazione Roi. Dicono che a loro non risulta inviato. Com’è possibile capire la vita della fondazione senza possederne copia? Non posso, inoltre, fare a meno di chiedermi perché un soggetto, pur privato ma con finalità sociali, non abbia sempre reso pubblici i suoi bilanci. Dov’è la trasparenza che in questi casi dovrebbe essere la via principale? Spero non mi si vorrà rispondere che si tratta di un istituzione privata. Le agevolazioni fiscali e la finalità pubblica sono più che sufficienti per pretenderla sempre e comunque.

Veniamo ora alle dimissioni di Zonin. Ne aveva data la disponibilità da parecchi mesi – dopo la presentazione del bilancio entro il 30 aprile – ma poi, visto che non c’erano state insistenze (sui giornali si leggeva solo che avrebbe dovuto presentarle) siamo arrivati al 18 luglio. Tempi a parte, la singolarità risiede nell’averle presentate al presidente Mion e al vicepresidente della fondazione, Marino Breganze, con l’augurio a quest’ultimo di continuare, anche in futuro. a portare avanti i destini della fondazione. Sogno o son desto? Il dimissionario, sulla cui operatività giudicherà chi di competenza, dà una sorta di investitura a colui che è sempre stato il suo braccio destro e, forse, anche sinistro. Oggi il Giornale di Vicenza aggiunge che anche l’avvocato Breganze, già il 7 luglio scorso, aveva presentato al presidente Mion le dimissioni da tutte le sue cariche, Roi compresa.

Breganze aveva tenuto all’oscuro l’amico di essersi reso disponibile a dimettersi da tutto? Non sembra credibile vista la simbiosi di tanti decenni. Allora qual’è lo scopo del minuetto? Salvaguardare la forma per non cambiare la sostanza? Perché è così difficile azzerare la gestione passata e costruire una nuova governance? La palla, ora, passa nelle mani del presidente della BpVi, Gianni Mion. Viste le dimissioni di presidente e vice, non credo sarà difficile ottenere anche quella degli altri amministratori. E lì incomincia un’altra storia. Come fa il presidente della Popolare, assente da molti anni dalla città, ad avere le informazioni corrette per la scelta dei subentranti? Si fiderà delle dritte di qualcuno indipendente oppure vorrà dei curricula dettagliati? E’ sicuro che non c’è più tempo per errori.

Presidente e colleghi del cda dovranno essere persone di cultura solida e non avere avuto legami amicali o professionali con la precedente gestione. Dovranno avere la capacità di opporsi in caso di decisioni che potrebbero ledere la fondazione e da ultimo, ma non meno importante, avere la visione del buon padre di famiglia. Il nuovo consiglio dovrà effettuare un’accurata due diligence sugli atti dell’amministrazione passata: frequentazioni pregresse potrebbero ostacolare l’operazione. Lo si deve al marchese Roi in primis, e poi anche ai tanti cittadini che hanno incominciato ad interessarsi di questa bella istituzione cittadina. Sui bilanci ufficiali della Fondazione Roi intensificheremo i nostri sforzi per entrarne in possesso e per capirne la ratio. Poi, sarà nostra cura informarne tutti.

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