Sboarina: «Verona vittima delle ambizioni di Tosi»

L’ex assessore a capo di “Battiti” fa un bilancio tutto in negativo dell’amministrazione. E indica due priorità: turismo e povertà

Sogna una città smart. Una Verona attraente, sveglia, intelligente. Per fare questo Federico Sboarina, già assessore allo sport nella prima giunta di Flavio Tosi, poi sostanzialmente mollato nel 2010, da sportivo qual é ha già in mente una squadra. Ma ci tiene a sottolineare: «Io faccio l’avvocato, vivo di quello», dice, «per un periodo ho fatto l’amministratore, ma per amore di Verona. Per quanto mi riguarda non ho mai avuto ruoli nei partiti. Mi avevano prospettato candidature regionali, che non ho voluto. Io ho in mente la città e il mio Hellas. Mi muove solo la passione». Spiega che “Battiti”, nome evocativo di ritmi cardiaci che ha dato all’associazione di cui è presidente, è nata proprio per mettere insieme «chi ha a cuore questa città». Del resto nella sua squadra ci sono tutti ex sostenitori del primo Tosi: Polato, Bertacco, Padovani, Montagna. Insomma, si coordina con chi, in questi ultimi anni, ha avuto la medesima percezione: che cioè Tosi, da un certo momento in poi, per dirla in maniera eufemistica, ha pensato più alla sua carriera personale che a quella della città. «Non mi piaceva e non mi piace l’idea di un uomo solo al comando», sottolinea, «ma in questo sono stato facile profeta… alla fine si finisce isolati. Pensiamo cos’era la prima giunta di Tosi: c’era Alleanza nazionale, c’era Forza Italia, c’era la Lega. Il centrodestra era forza di governo a Verona, a Venezia, a Roma. E poi nel 2007 eravamo tutti più giovani: Tosi aveva 38 anni, io 36 e non ero ancora sposato, Polato 32… C’era un entusiasmo che poi si è affievolito».

La sua collocazione resta comunque saldamente nel centrodestra/destra…
Da mesi diciamo che con Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia stiamo facendo cose insieme, dalla partita vinta contro l’idea di Tosi del cimitero verticale, allo scottante tema della Fondazione Arena. Ma il mio progetto è chiaro: non voglio una somma di numeri. Il percorso dev’essere proprio il contrario: ci si siede attorno a un tavolo e si crea la squadra. Non è un percorso esclusivo. Certo che la campagna elettorale è partita con larghissimo anticipio e non capisco come mai. Noi ci muoveremo in autunno con una conferenza programmatica per presentare un progetto alla città. Ripeto: non cerco alleanze calibrate sui numeri. Non mi interessano. Io ho il mio lavoro.

Ma lei sarà il candidato sindaco di questa alleanza?
E’ prematuro. Certo, sono uno che quando gioca vuole vincere, ma dirlo adesso serebbe improprio. Non essendoci un programma, non c’è candidatura.

Ma cosa diciamo a questo Tosi che ha lasciato la Lega e questo centrodestra?
Negli ultimi anni, ha usato per la sua crescita politica la visibilità che gli ha dato la carica di sindaco. La percezione era quella che fosse più interessato al suo cammino. Un sindaco eletto con i suoi numeri deve fare il sindaco, e basta.

Quali errori gli imputa?
E’ difficile parlare di atti. E’ più quello che non ha fatto. Prendete i grandi progetti: sono tutti arenati. Non vorrei parlare di me e del contributo che ho dato, ma nella prima amministrazione, se mi guardo indietro vedo per esempio nel settore dello sport un elenco infinito di opere realizzate. Poi, la disattenzione di Tosi sulla città ha portato a uno stallo. Per me lo spartiacque resta il 2010, quando Tosi ha preso la sua strada. Ci ha un po’ sfruttato e lui ha capitalizzato il successo. Era chiaro che mettersi contro sarebbe stato un suicidio. Se fai il politico di professione, sei vincolato anche a vincere. Io invece sono lineare e adesso voglio riprendere il filo interrotto nel 2007.

E i grandi progetti?
Sul traforo ero critico. Il filobus? E’ bloccato dalle guerre tosiane. Sono in disaccordo su tutto. Un sindaco, com’è Tosi, proiettato sul piano nazionale, lascia spazio alla gente che vuol star lì a tutti i costi. Lui è disattento, i suoi litigano in sua assenza e la città è ferma. Prendete il proliferare dei centri commerciali. Servirebbe un piano ragionato e invece si pensa solo a fare cassa. Io dico: no. In questo modo finisci per rovinare i quartieri. Dico sempre per semplificare: le buche sono di destra o di sinistra? Le aree verdi sono di destra o di sinistra? Il traffico è di destra o di sinistra? Sul concreto vorrei vedere chi è in disaccordo. Se l’obiettivo è la crescita della città, la sintesi la trovi. Il mio obiettivo è tirar fuori il progetto migliore per la città.

Se non ci sarà il terzo mandato, come pare, è tempo di bilanci.
Non è una grande eredità quella che ci lascia, ma non c’è stata incuria o incapacità. In questi anni le difficoltà ci sono state. E’ diventato persino più difficile fare l’avvocato…

Ma voi cosa proponete?
Nei cinque anni un programma fattibile. Le difficoltà sono oggettive. Ma c’è una priorità assoluta ed è la questione culturale legata al turismo. A  Verona le cose funzionano, ma bisogna essere pronti quando i flussi, e non ce lo auguriamo, caleranno. La prima sinergia da mettere in campo è quella con il lago di Garda. La seconda questione è quella economica. Verona è una città ricca, ma non è esente da situazioni di povertà. In terzo luogo bisogna pensare alla crescita sostenibile , sia ambientale che economia. Quarta questione, ma fondamentale è la trasparenza dell’amministrazione, dove la stella polare è rappresentata dal merito. E penso alle aziende partecipate: se c’èmerito, tutto funziona meglio. Non può valere solo il consenso al capo, serve competenza. Nel 2012 Tosi non doveva fare i conti con nessuna coalizione. C’era la Lista Tosi, che era lui. C’era la Lega, ed era lui. Sarebbe stato semplice scegliere i collaboratori sulla base dei meriti e delle competenze e invece ha scelto i signorsì.

Con quali forze?
Anima di centrodestra, un progetto condiviso e nessun diktat, da nessuna parte.

La Lega dice che è socio di maggioranza.
E’ vero, ma qui l’uomo forte è Lorenzo Fontana. La Lega ufficiale è qua. Non arriverà Salvini a decidere cose diverse. Noi non siamo un partito e nessuno ci può obbligare a fare scelte diverse da quelle che prenderemo. Già abbiamo avuto l’esperienza negativa ai tempi di Galan e Bolla. La mia associazione è uscita dalle logiche partitiche, ma nelle circoscrizioni abbiamo più consiglieri (12) di tutti. Battiti è un’associazione, ma non così piccola. E tutti siamo innamorati della nostra città, dell’Hellas e del nostro lavoro. E poi diciamo una cosa: non c’è più nessuno in grado di spostare migliaia di voti. Faccio un esempio: Vittorio Di Dio conta su elettori di centrodestra, ma Di Dio oggi sta con Tosi che flirta con Renzi. A quel punto l’elettore che fa riferimento a Di Dio come si comporterà?

Prove generali al referendum…
Noi votiamo compatti per il No. Tosì invece ha detto che voterà per il Sì. E non so perché. O forse sì.