Zenti ha ragione: Chiesa ultima frontiera contro il Nulla

Non é vero, come sostiene il direttore Mannino, che il Cattolicesimo si sia svenduto al nichilismo imperante. Ecco perché

Caro Direttore,
ho letto con interesse il tuo graffiante commento alle dichiarazioni del Vescovo di Verona, a tuo dire autore – se ho capito bene – di una lettura semplicistica, terribilmente vaga per non dire inconsistente della matrice islamista degli atti di terrorismo che hanno insanguinato la Francia nei giorni scorsi. Un problema – aggiungi poi, dilatando l’obiettivo della visuale – che però non riguarderebbe solamente Monsignor Zenti o altri singoli prelati dato che, cito, oggi «la Chiesa, quanto meno quella ufficiale, papalina e gerarchica, è immigrazionista e integrazionista per principio assoluto, dogmaticamente» al punto da essersi iscritta «al partito unico della modernità (con contorno di business della carità)».

Ora, pur apprezzando la consueta passione delle tue analisi, dissento su un paio di passaggi, il primo dei quali riguarda proprio la presunta svolta immigrazionista della Chiesa. Infatti, se non c’è da un lato non c’è alcun dubbio che Papa Francesco abbia inteso – ed intenda, quando affronta l’argomento – attirare l’attenzione di tutti noi sull’importanza dell’accoglienza, dall’altro va anche ricordato che è stato sempre lui, Francesco, ad affermare chiaramente che «non si possono spalancare le porte in modo irrazionale» (La Croix, 19.06.2016). Che poi altri, su questo, abbiano invece toni meno equilibrati e più politicamente corretti rispetto al Santo Padre, è un altro discorso che però non consente alcuna generalizzazione.

Quanto all’iscrizione della Chiesa a quel «partito unico della modernità» fedele alleato del Nichilismo europeo – secondo dissenso al tuo intervento -, mi permetto tre telegrafiche osservazioni. La prima è che, benché certamente la tentazione «della modernità» sia frequente pure per molti uomini di Chiesa, generalizzare, anche qui, sarebbe incauto. La seconda è che i commenti che, dal Papa in giù, molti prelati esternano sul terrorismo in queste ore debbono essere intesi – più che come analisi – come appelli alla prudenza e inviti alla pace, ragion per cui sarebbe sbagliato leggerli con pignoleria e al di fuori dall’arroventato contesto attuale. La terza ed ultima puntualizzazione, invece, riguarda l’opposizione che la Chiesa e il cattolicesimo tutt’ora incarnano al Nulla che, giustamente, ti allarma.

Da sociologo, non posso difatti non osservare come è proprio nei Paesi europei tradizionalmente ritenuti più cattolici – secondo le stime, dell’International centre for the study of radicalisation and political violence, un’organizzazione indipendente, su coloro che hanno lasciato l’Europa per divenire miliziani dell’ISIS – siano anche quelli nei quali il Califfato maggiormente fatica a reclutare miliziani: l’Irlanda, la Spagna e, felice ultima, la nostra Italia. Viceversa sono i Paesi dove il Cattolicesimo arranca (Belgio, Danimarca, Svezia, Francia, Austria, Paesi Bassi), quelli che hanno offerto all’ISIS il maggior numero di reclute europee: per quanto criticata, insomma, non solo la Chiesa non è iscritta al «partito unico della modernità», concime per il Nichilismo detonante per il terrorismo, ma ne costituisce con ogni probabilità l’ultima vera opposizione.

 

Caro Giuliano,
quale sarebbe il modo razionale per gestire l’immigrazione, secondo il tuo Francesco? Non si sa.
Quanto alla prudenza, non mi pare molto prudente la posizione di un vescovo che, a leggerne maliziosamente le parole, sembra rimpiangere i tempi di quando la gerarchia ecclesiastica aveva più potere del potere laico. Cioé nell’Europa medievale, sicuramente cristianissima e nient’affatto laicista. Epoca ingiustamente infangata, ma non esattamente coerente, mi pare, con il tipo di Chiesa del Concilio Vaticano II.
Quanto alla relazione di causa-effetto fra diffusione del cattolicesimo e minor reclutamento di tagliagole Isis, mi pare che il tuo sia un dato interessante ma esile, e che soprattutto non coglie il punto di fondo, che per me é questo: la Chiesa a parole condanna il materialismo, il consumismo, l’edonismo accattone, l’idolatria del denaro, lo strapotere della finanza, l’egoismo borghese; nei fatti, non si vedono reali sforzi di rottura, al fine di ri-spiritualizzare l’Occidente secolarizzato. A meno di non considerare tali i raduni c
ome le Giornate Mondiali della Gioventù (che suppliscono mediaticamente al calo continuo dei giovani nelle parrocchie, come ha dovuto scrivere il pur vaticanissimo Luigi Accattoli sul Corriere della Sera, 29 luglio).
Dico un’eresia: fossi della parrocchia, mi verrebbe una tremenda voglia di Sillabo anti-modernista. Anche se il top sarebbe proprio Francesco. No, non l’amabile e scaltro gigione che pontifica a Roma. Quello originale, il rivoluzionario di Assisi. Uno dei pochissimi cattolici a prendere sul serio l’
imitatio Christi. a.m.