Beltramini (Cisa Palladio), fai anche a Vicenza belle mostre

Dopo la polemica sui disegni palladiani, uno sguardo al futuro per rivitalizzare seriamente la cultura vicentina

La querelle sui disegni prestati dal Museo Civico di Vicenza al Centro Internazionale di Architettura “Andrea Palladio”, che ha improvvisamente acceso gli animi, va lentamente spegnendosi, dopo il conciliante incontro delle parti contendenti. Trattasi in verità di una tregua temporanea, essendo  rinviata a data da destinarsi la soluzione di un problema che, affrontato per tempo, avrebbe evitato sterili polemiche e meritate critiche. Enfatizzata dai media, la contesa ha creato opposti schieramenti, basati su simpatie personali e rivalità politiche, ma non ha stimolato una seria riflessione su come vengono amministrati i nostri beni culturali. Una cosa è certa: Vicenza non ha un progetto culturale condiviso, da realizzare di comune accordo, che restituisca alla città l’immagine che merita per l’eccellenza del suo patrimonio artistico.

Polemiche del genere si sviluppano in una situazione pesantemente compromessa dal dissesto economico della Banca Popolare di Vicenza, che ha ridotto all’osso la disponibilità finanziaria della Fondazione Roi, la quale non potrà più sostenere importanti iniziative, soprattutto quelle legate all’attività del Museo. Lo scontro sui disegni cade in un momento delicato che rende incerto il futuro della città. Anche se, a pensarci sopra, è solo una variante del sistema. Siamo abituati a colpi di scena che fanno rumore per nulla.

Le tre maggiori istituzioni culturali vicentine hanno stanza in altrettanti superbi edifici palladiani: a Palazzo Chiericati il Museo Civico, pinacoteca tra le più prestigiose d’Italia; al Teatro Olimpico l’Accademia Olimpica, custode  del prestigioso monumento; a palazzo Barbaran da Porto il Cisa e il Palladio Museum, che godono di reputazione internazionale. Nel rispetto dell’autonomia dei rispettivi ruoli, non solo non riescono ad elaborare una strategia comune, ma perfino si scontrano tra loro dando uno spettacolo miserando.

Scaduto il termine per la restituzione dei disegni affidati al Cisa, bene ha fatto il Museo a richiamare al rispetto delle le regole, che devono valere per tutti. E se la permanenza in una sede  idonea alla loro conservazione è una ragione valida, troppo a lungo sono rimasti qui congelati, parzialmente prelevati in rare occasioni. Si trovano al sicuro e in buone mani, ma la cosa non è sufficiente. Penso sia questo un motivo che ha spinto il Museo a chiederne la riconsegna. Ma a che pro, se i legittimi proprietari, per l’inagibilità di alcune sale del Chiericati, dove i lavori non finiscono mai, non sono nemmeno in grado di garantire l’esposizione dei capolavori della loro pinacoteca?

Il direttore del Cisa Guido Beltramini, che ammiriamo per il costruttivo dinamismo, cura da anni in altre città mirabili mostre – a Padova su Bembo, a Venezia su Manuzio, a Ferrara prossimamente su Ariosto – che ricevono unanimi consensi. Richiamano folle di visitatori attratti dall’ampio respiro delle proposte culturali, che diventano lo specchio di un’intera civiltà. Non solo codici e manoscritti, documenti cartacei e libri stampati, ma pitture e sculture di artisti famosi dell’epoca e manufatti di ogni genere che restituiscono la temperie di un momento storico.

Perché Beltramini – a meno che non incontri ostilità in casa propria – non si impegna in operazioni siffatte anche a Vicenza, dove protagonista del secolo, di cui è uno specialista, è Andrea Palladio? Richiederebbero, ovviamente, contenitori adatti come la Basilica Palladiana. Non si presta Palazzo Barbaran da Porto, che ospita il Palladio Museum, soffocato da coacervo di oggetti. Poco anche palazzo Chiericati, sgombro solo al pian terreno. Qui un tentativo andrebbe comunque fatto, visto che anche gli spazi palladiani delle Gallerie veneziane per la mostra su Manuzio parevano angusti. Ma esperti allestitori sanno trovare le soluzioni giuste, come un tempo a Palazzo Leoni Montanari, prima che le Restituzioni fossero trasferite a Milano.