Trump marionetta russa? Denigrazione strumentale

L’ascesa di “The Donald” mette paura. Così parte l’operazione di discredito

I sondaggi, quelli reali, lo danno in vantaggio, rispetto alla sua avversaria e questo fatto, a pochi mesi dalle elezioni, sta creando nervosismo. Stanno perdendo la testa al punto che vogliono condannare la discreta apertura di Trump nei confronti di Putin come un “tradimento”. In grossa difficoltà, i democratici Usa vorrebbero far credere al mondo che le intercettazioni degli hacker e le numerose indagini giornalistiche sulle “svarionate” commesse dalla signora Hillary e dal suo entourage, sono opera dei servizi segreti di Putin, che nell’occasione avrebbe “adottato” il candidato repubblicano Donald Trump.

Certo gli Usa storicamente non hanno simpatia per la Russia, ma il motivo non sarà che Putin é “colpevole” di aver reso pubblico il gioco sporco di Erdogan (alleato fedele degli americani) nel fornire armi all’Isis ricevendone in cambio petrolio, nella convinzione che eliminato Assad avrebbe potuto appropriarsi di parte della Siria? Non fu sempre Putin che, sparigliando le carte e uscendo dall’annoso equivoco voluto dagli occidentali, iniziò a bombardare pesantemente obiettivi sensibili dell’Isis, scelta che ha obbligato gli Usa ad accodarsi, consentendo l’operazione di riconquista dei territori in mano al Califfato Nero?

E’ fin troppo evidente che Hillary attacca la Russia per colpire Trump, ma allora siamo alla frutta. Un comportamento strumentale con cui si nasconde il vero problema, cioè la poca credibilità di coloro i quali sostengono Hillary. Naturalmente di mezzo c’é anche il presidente Obama, sponsor dannoso perché ha messo in crisi l’economia interna e, soprattutto, resa ridicola la politica estera degli Usa. Subito dietro, onnipresente, abbronzato e sempre sorridente, il marito della candidata, l’ex presidente Bill Clinton, di cui Hillary usa il cognome, un cognome che, viceversa, dovrebbe essere dimenticato, perché a suo tempo, giurò (spergiurò?) di non aver avuto rapporti di tipo sessuale con una nota signorina del suo staff.

Così, per la disperazione di una vecchia America, si fa diventare filo-russo Donald Trump pur di far dimenticare alcuni punti essenziali del suo programma elettorale, particolarmente significativi: diminuzione del debito e del deficit, tasse sulle imprese inferiori al 15%, agevolazioni fiscali per la “classe media” americana che (come in Italia) è stata la più bistrattata negli ultimi 10 anni, l’immigrazione condizionata all’aumento di posti di lavoro, sicurezza. L’avessimo noi, un capo del governo così…

In piena convention democratica, riescono anche a mandare contro Trump il padre di un soldato americano di religione musulmana caduto in Iraq oltre 10 anni fa, che lo ha accusato pubblicamente e in modo provocatorio con queste parole: “Lei non ha sacrificato nulla”. Una sceneggiata di basso livello. Con tutto il rispetto per le disgrazie altrui, mi sento di dire: Dio aiuti il grande popolo americano, in questo momento particolarmente oscuro e confuso.