Burkini, Zaia: «non è simbolo religioso, è costrizione»

Il divieto di burkini sulle spiagge in Costa azzurra «lo trovo un provvedimento ragionevole. Soprattutto perché viene da una comunità come quella francese che meglio di noi ha conosciuto l’immigrazione, i problemi di integrazione e la ricerca di una civile convivenza». Lo dice al Corriere della Sera il governatore Veneto Luca Zaia.
«La questione non è il costume, per quanto mi riguarda una donna se vuole può andare in spiaggia con lo scafandro, ma deve essere libera di scegliere. Se qualcuno sostiene che per le musulmane è così, io sinceramente nutro qualche dubbio», afferma.

A monsignor Galantino che ha invitato ad accettare i simboli di altre culture, Zaia replica che «non si può liquidare la questione in questo modo. Lui cita la croce per i cattolici o la kippà per gli ebrei, ma non è la stessa cosa. Il burkini non lo considero il simbolo di una confessione religiosa, ma il segno di una costrizione. I Paesi che lo impongono sono quelli in cui le donne non hanno né diritto di voto né personalità giuridica. Non possono viaggiare, sposarsi, studiare e nemmeno subire un intervento chirurgico se non hanno il benestare del padre o del marito».

«Le spiagge sono piene di donne musulmane. Ogni anno nella nostra regione accogliamo 70 milioni di turisti e la metà scelgono le località di mare. Non facciamo distinzioni in base al colore della pelle, al credo religioso o alle loro scelte sentimentali. Ma non possiamo accettare che i nostri lidi diventino l’avamposto dell’integralismo». Sulla proposta di far lavorare i profughi, Zaia commenta: «in Veneto ci sono 175 mila disoccupati, e nelle altre regioni è anche peggio. Bisogna prima dare lavoro ai nostri cittadini, ci sono ragazzi che farebbero qualsiasi cosa anche per 4 euro l’ora»