Burkini, la Donazzan e l’utile idioma

L’assessore regionale invita i sindaci a vietarlo. Ma non c’é uno straccio di legge che lo permetta

«Il burkini? Tutti i sindaci dovrebbero vietarlo. Se vieni in Italia ti adatti alle regole vigenti qui. Perché poi il problema si estende. Ci sono le piscine comunali, le scuole. Poi magari nella settimana dello sport delle alunne vorranno fare nuoto col burkini, come facciamo?». Così parlò Elena Donazzan, assessore all’istruzione della Regione Veneto sul Corriere del Veneto del 18 agosto.

L’argomento, è quello arcidibattuto se sia o meno opportuno vietare il costume a copertura totale del corpo, volto, mani e piedi esclusi, con cui alcune donne di fede islamica fanno il bagno. In Francia il primo ministro Manuel Valls lo vorrebbe abolire perché tale abbigliamento sarebbe «espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna» ergo «è incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica». Elena Donazzan gli fa eco spiegando che chi viene in Italia deve adattarsi alle nostre leggi. Non si capisce però a quali leggi tese a impedire l’uso del burkini si riferisca l’assessore, visto che è lei stessa a spiegare che dovrebbero essere i sindaci della riviera adriatica veneta ad introdurre una proibizione che oggi giustappunto nemmeno esiste.

Se una persona non si cela il volto (e su quest’aspetto ci sarebbe molto da dire se ci si picca d’essere la patria delle libertà individuali) avrà pur il diritto di entrare a fare il bagno come vuole. E peraltro non è passato molto tempo da quando le donne europee si immergevano in acqua completamente vestite. Allora si sarebbe gridato allo scandalo se fossero state più scoperte. E per non parlare dei tantissimi tra ragazzi e ragazzi che entrano completamente vestiti delle loro tute di neoprene a bordo di surf e windsurf. Il lago di Garda ne è pieno. Si aboliranno pure quelle? Oppure per Valls e Donazzan, nuovi adepti di un bigottismo alla rovescia, le tutine vanno bene perché mostrano a sufficienza le curve di lei e le protuberanze di lui?

In questa giostra di cortocircuiti logici lorsignori non comprendono, o fanno finta di non comprendere, che al mare il costume totalmente integrale non può essere vietato per gli stessi motivi per cui non si può obbligare una femmina a stare in topless, a indossare sempre il tanga su tacco 18 o un maschio a coprirsi toujours con un perizoma. Il quale obbligo varrebbe ovviamente anche per le ottuagenarie con tubi varicosi, cosce al budino, cellulite a grappolo e alluci valghi formato boomerang; nonché per i nonni ben forniti di chiappe a sacco, panze a zucca e scroti a strascico. Ed è ridicolo e inquietante assieme che il cosiddetto Occidente per difendere quelli che ritiene i suoi valori fondanti, tra i quali la libera espressione nel vestirsi, sia costretto a contraddirli in modo sempre più grottesco. È chiaro ovviamente che la boutade di Valls è una boutade balneare, in tutti sensi.

La Francia è una polveriera sociale, gli scioperi si moltiplicano, i lavoratori contestano col coltello tra i denti riforme del lavoro considerate punitive. In questa pentola a pressione il premier trova il tempo di occuparsi di burkini: il pareo islamico e l’islam tout court usati come mezzo di distrazione di massa ti può andar bene per uno scorcio di fine estate. Ma poi in autunno i problemi, quelli veri torneranno a bussarti alla porta. Valls ha i suoi, il Veneto pure: banche sull’orlo del baratro, imprese in scia, leggi ambientali devastanti, una Spv prossima al collasso… Per fortuna che c’è Elena, che fa sua la sciocchezza francese traducendola in idioma italico. L’utile idioma.