Nuovi barbari? La cattiva coscienza di Venezia

Il turista imbecille e incivile é fisiologico. L’inadeguatezza dei servizi, no

I numeri non spiegano tutto, ma dicono molto. Se 30 milioni di turisti ogni anno invadono Venezia, la probabilità che fra loro ci siano trogloditi ubriaconi senza il minimo ritegno è più che rilevante. Eppure, una cosa bisogna osservare a proposito della Serenissima sconvolta dalle orde numericamente soverchianti dei suoi visitatori. Le pipì en plein air, i tuffi sciagurati (e imbecilli), i picnic in piazza San Marco, i bivacchi nei campielli sono solo la punta dell’iceberg. Venezia è (largamente) invivibile a prescindere dai cialtroni-cafoni. E lo è perché non può reggere, da tempo non regge più il catastrofico impatto di un turismo di queste dimensioni.

E se da un lato crescono l’ignoranza o la voluta irrisione delle regole minime di civiltà, dall’altra calano paurosamente l’efficienza di servizi e strutture, non sempre e non solo per l’effetto folla. La stessa Venezia presa di mira da gentaglia che la tratta come latrina a cielo aperto, infatti, è la città in cui anche in locali di alto prestigio è normale che la toilette sia microscopica, mal funzionante e maleodorante. Nonostante si paghi una follia per un caffè. Ma si sa, pecunia non olet. Il sistema di autodistruzione di Venezia è attivato da decenni e nessuno sa o vuole fermarlo, basta che il registratore di cassa continui a girare.