Burka e burkini, la destra dei bulli da spiaggia

Fermi tutti: la Moretti ha detto una cosa sacrosanta. Mentre sull’altra barricata l’acefalia regna sovrana

Riguardo la polemica (tutt’altro che da ombrellone, ma impostata malissimo) sul burkini, hanno scritto benissimo su questo quotidiano online Cesare Galla e Marco Milioni. Nel merito non c’é da aggiungere nulla. Ma é proprio su come é stato dibattuto un piccolo ma significativo simbolo delle diversità culturali, in questo caso di derivazione religiosa, che nel frattempo va fatta una segnalazione. In positivo.

Ieri il Mattino ricordava che agli inizi del 2016 in Veneto fu portata in consiglio regionale una proposta per vietare qualsiasi strumento (abito, casco o altro) che impedisca il riconoscimento del volto in luoghi pubblici come uffici della Regione e ospedali. Una norma pensata contro alcuni indumenti in uso presso gli islamici, come il niqab (il velo che copre interamente la donna tranne una striscia per gli occhi) e il burqa (un abito che cela totalmente il corpo, esistente in realtà soltanto in alcune zone dell’Asia centrale). Adottata in Lombardia, non é stata applicata da nessuno. Per forza: c’é una legge del 1975 che stabilisce l’obbligo di identificabilità del viso, e basta quella.

In Veneto circolano donne rinchiuse in scafandri ambulanti? Secondo l’assessore regionale leghista Roberto Marcato, sì. Solitamente i leghisti, immemori di paganeggianti ampolle del dio Po e dell’arrabbiato anti-clericalismo che spesso affiorava nei comizi del fondatore Umberto Bossi, quando si scagliano contro l’Islam in toto si appellano all’identità cristiana dell’Italia. Ma Marcato riscopre invece la laicità: «Una donna deve essere libera di girare come vuole, indipendentemente da quello che le dicono gli uomini o la religione. L’Italia è uno stato laico e non cancelleremo anni di conquiste». Non si tratta di cancellarle, le conquiste, ma di sapere che esistono. La legge é in vigore da quarant’anni, basterebbe ricordarsene. Basterebbe leggersela. Ma siccome, nella propaganda quotidiana, tutto fa brodo, una regolina totalmente inutile, giusto per agitare la bandierina dell’anti-islamismo che fa tanto “noi uomini duri”, é facile facile e comoda comoda. Basterebbe, insomma, un pratico minimo buon senso.

Quello che ha mostrato – e qui sta il vero evento – la capogruppo Pd, Alessandra Moretti. Che questa volta ha detto quel che c’era da dire, anche se con un’attenuazione che tradisce la fifa del politico medio di passare per lassista nella “guerra” all’ossessionante fondamentalismo musulmano: «Non siamo contrari a una proposta di legge finalizzata al rispetto delle regole sulla sicurezza, anche se esiste già una norma nazionale in questo senso e certe iniziative leghiste tendono ad avere sempre un risvolto propagandistico. Altra cosa è voler vietare il burkini: l’integrazione si ottiene facendo conoscere la Costituzione, le nostre regole e la nostra lingua, non alimentando polemiche strumentali». Oh là, ben detto. Benché ancora viga l’assurdità dell’opinabilissimo e cangevolissimo “buon costume”, nelle nostre leggi, dalla Carta costituzionale in giù, non si trova uno straccio di comma che imponga di vestirsi o svestirsi come fa la maggioranza.

Ma certa destra (che sulle spiagge fa le crociate contro i nudisti che in altri cattolicissimi Paesi, come la Spagna, in alcuni luoghi é un fatto accettato, naturale), pur di alimentare quella contro i burka (in Veneto non risultano, se li sarà sognati Marcato nei suoi personali incubi) passa sopra a qualsiasi cosa. Anche al buonsenso. Una destra così si merita solo l’estinzione. Questa destra «che critica l’immigrazione, ma che ha sostenuto con forza il colonialismo (…) Questa destra che deplora la “decadenza”, ma che vuole innanzitutto difendere la civiltà occidentale, la più decadente di tutte. Questa destra che fa l’elogio della società tradizionale, ma che critica le società del Terzo Mondo in nome del “progresso” e della “civiltà”. Questa destra che lamenta il declino della fede, ma che denuncia il “fanatismo religioso” degli altri. (…) Questa destra che professa una concezione “eroica” della vita, ma che difende immancabilmente i valori borghesi» (Alain De Benoist, mica un Saviano qualsiasi). Questa destra di tromboni che non conoscono più nemmeno il principio di non contraddizione. E fanno i bulli da spiaggia.