De Marzi: «troppi pochi preti, meno “pensioni anticipate”»

«Sono venuto nella mia amata Lonigo qualche settimana fa per suonare assieme ai formidabili musicisti della Famiglia Sala nel santuario della Madonna dei Miracoli. Subito ho provato un’immensa malinconia quando don Silvano Rampo, mio amico da molti e molti anni, mi ha confidato verrà collocato a riposo contro la sua volontà». Il musicista di Arzignano Bepi De Marzi sulle pagine del Giornale di Vicenza dichiara la sua contrarietà al rimpasto che vede un cambio alla guida di numerose parrocchie vicentine, di recente annunciato dalla Curia vescovile berica.

«Non so da quale disegno sia scaturita la furia che sta sconvolgendo l’operare dei vertici ecclesiastici italiani – dice De Marzi – vengono smantellate le parrocchie, vengono umiliati i sacerdoti non più giovani, senza ricordare che i nostri instancabili e ispiratissimi parroci hanno operato, per lo più, in quella esemplare solitudine che padre Turoldo definiva come “una beatitudine nelle parrocchie tra le anime generose e fedeli”. Per lo più, i nostri amati sacerdoti esprimono stupore e dolore. Ma non hanno voce autorevole che li sostenga».

E poi, chiede retoricamente il musicista, «chi ha detto mai che un prete sia vecchio a settant’anni?». «Proprio perché ci sono poche vocazioni – aggiunge il musicista – non ha senso indebolire ancora di più l’organico mettendo a riposo i sacerdoti meno giovani». «Ho sempre fatto l’organista – racconta De Marzi – specialmente nel servizio in chiesa, ma da tempo sto notando che nelle nostre liturgie imperano la banalità e l’improvvisazione: e le chiese sono sempre più vuote. Quale mestizia, mentre qualche gruppetto di giovani strimpella la chitarra; quale amarezza per il coro parrocchiale che canta nell’indifferenza dei più».

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