Migranti, Zaia: «basta arrivi in Veneto»

Il Veneto dice no all’assegnazione di nuovi arrivi di migranti nella regione. Il presidente Luca Zaia, con una lettera in risposta a una missiva del prefetto di Venezia sui dati di aggiornamento della quota di migranti spettanti al Veneto, saliti a 11.587 rispetto agli 11.301 attualmente accolti, critica il fatto che le quote sono «costantemente ed arbitrariamente aumentate dal Governo, senza che venga richiesto alcun parere alle regioni. Questa mancanza costante di condivisione e di confronto – rileva Zaia in un altro passo – ci induce, in questa come in tutte le altre occasioni, a non riconoscere come legittimo l’aumento della quota spettante al Veneto».

«Siamo davanti – ha commentato Zaia – a qualcosa che non va, anche perché sappiamo che due terzi delle persone sbarcate in Italia non sono profughi. Dire che mancano centinaia di persone al raggiungimento della nostra quota, che non riconosciamo e pensiamo che non sia giuridicamente valida, è un insulto, anche senza pensare a quelle 15.026 persone entrate in Veneto che definiamo fantasmi, visto che non sono nelle strutture e non sappiamo dove siano. Chiediamo invece ufficialmente che sia convocato il tavolo Stato-Regioni, per discutere delle quote, visto che non possiamo accettare che queste siano state aggiornate arbitrariamente, dal luglio 2014, ben 17 volte».

Zaia si è quindi detto fortemente «inquietato» dalla notizia, pubblicata da un quotidiano, relativa al fatto che sarebbe prevista dal Governo la conversione di undici caserme venete in strutture di accoglienza. «Saremmo – sottolinea Zaia – la prima Regione per numero di caserme da convertire, quando il territorio non sarebbe in grado di attutirne l’impatto sociale. E sono contrario anche a incentivare l’accoglienza con contributi ai Comuni, così come a prevedere una sorta di paghetta per piccoli lavori svolti da migranti: sarebbe immorale, perché prima il lavoro va dato ai nostri cittadini. Noi, invece, ribadiamo che l’unica vera soluzione possibile è quella di realizzare campi di prima accoglienza in Nord Africa e, finalmente, sembra che alcuni diplomatici siano stati incaricati dal Governo di trattare con quei Paesi a tal fine».

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