«Venezia, numero chiuso (ma elastico)? Si può»

L’avvocato amministrativista Alfredo Bianchini, già consigliere comunale e deputato del Pri, oltre che presidente dell’Ateneo Veneto e ora della Fondazione Vedova, interviene sulla Nuova Venezia in merito alla questione del flusso turistico “aggressivo” a Venezia. «Da cittadino provo un’ enorme amarezza nel vedere la mia città ridotta così: c’è in giro un senso di impunità e maleducazione generale, molto aggressivo».

Bisogna però andare al cuore del problema, ad esempio disciplinando «immediatamente Piazzale Roma: è semplice – spiega Bianchini – dal terminal sono quattro i ponti di accesso alla città, controllabilissimi con un vigile: da qui passano gli schiavi dell’elemosina e i venditori abusivi. Per ragioni di ordine pubblico si può vietare di mendicare: non può essere un lavoro».

Inoltre, fa presente l’avvocato, il “numero chiuso” per gli accessi al centro storico veneziano è costituzionale: «la Costituzione tutela la libertà di circolazione, la salute pubblica e lo sviluppo persona umana – dice Bianchini – se crei una pressione umana quotidiana tale da impedire la circolazione interna, l’accesso a un vaporetto ai residenti, la possibilità di muoversi per raggiungere il luogo di lavoro o di studio, un ospedale, di fatto vieti la circolazione».

Serve quindi «un numero “elasticamente” chiuso». «La tecnologia ce lo permette – spiega il giurista – dare a tutti i veneziani e i veneti alla nascita, le persone che per lavoro, studio, attività vivono Venezia una card di libero accesso. Poi va fissata una soglia di tollerabilità: 50 mila “esterni” al giorno? Chi viene o si prenota, come per visitare l’Expo a Milano oppure viene a suo rischio e pericolo e se il limite è stato raggiunto non entra».

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